Archivio mensile:settembre 2011

Il talento della settimana: Tommy Oar

Ho deciso di aprire una rubrica settimanale, dedicata ai talenti emergenti del continente asiatico, e anche oceanico. Il primo della lista è Tommy Oar, stella dell’Utrecht, da molti soprannominato come il nuovo Kewell.

Nome: Tommy Oar

Dati Anagrafici: Southport (Australia), 10/12/1991

Nazionalità: australiana

Ruolo: Ala sinistra

Club: FC Utrecht

Biografia:

Oar sigla il suo primo contratto da professionista a soli 16 anni nel 2008, col Brisbane Roar, squadra della A-League, campionato australiano.
Viene velocemente inserito nei ranghi della prima squadra, con la quale segna la sua prima rete alla seconda presenza in prima squadra (ancora minorenne), con uno splendido calcio di punizione di sinistro vincente al 91′ contro il Wellington Phoenix, dando già l’impressione di essere un predestinato.
La stagione in cui mette in luce il suo talento è quella seguente (2009-2010), in cui seppur giocando solo 18 partite, a causa di un brutto infortunio, viene votato miglior talento del campionato.
Oar attrae molto interesse soprattutto dall’Olanda, con Feyenoord e Utrecht: alla fine la spuntano i secondi, che oltre alla giovane stella acquistano altri due australiani sempre del Brisbane Roar, Sarota e Zullo, per una cifra complessiva di 1,8 milioni di euro.
Nel club olandese Oar fatica a trovare spazio in prima squadra nella sua prima stagione, collezionando in totale solo 13 presenze, soprattutto a causa di due brutti infortuni al ginocchio e a due mesi interi saltati per le qualificazioni al mondiale u20 con la nazionale di categoria, e per la Coppa d’Asia con quella maggiore.
La stagione successiva, quella appena trascorsa, è iniziata in maniera strepitosa, con Oar che sta sostituendo adeguatamente Mertens, partito per il PSV: infatti Tommy ha già segnato due goal (uno bellissimo contro il De Graafschap) e ne ha propiziati 3 con altrettanti assist. Ma non solo, è stato una costante spina nel fianco per gli avversari e ha vinto anche un premio “man of the match” contro il Roda.

Caratteristiche tecniche:

Tommy è un ragazzo di immenso talento, (come già riportato sopra) le speranze dell’intera Australia su di lui sono enormi, tant’è che è stato paragonato ripetutamente dai media per caratteristiche e movenze a Harry Kewell, ex stella del Liverpool e del Leeds.
In comune a Kewell, Oar ha un sinistro strepitoso, sotto ogni punto di vista: oltre a un’innata capacità di crossare, ciò che colpisce di lui sono il tiro da fuori e il dribbling: è specializzato nel battere calci di punizione (oltre al già citato goal contro il Wellington Phoenix, ha siglato anche il goal del torneo al Mondiale Under 20 in Colombia con un piazzato da oltre 30 metri contro l’Ecuador) ed è un rapidissimo dribblatore, la capacità di creare superiorità numerica è probabilmente il suo pezzo migliore.
Oar è un calciatore diverso fisicamente da Kewell (è alto solo 1,68 m), è più adatto a giocare in velocità nei moduli con tre punte , mentre Harry è più adatto al 4-4-2 stile british.
Essendo un ragazzo giovanissimo, sparisce per lunghi tratti dalla partita, è molto discontinuo. Ma questo difetto, che gli ha caratterizzato in negativo le poche presenze nella sua prima stagione all’Utrecht, sembra averlo colmato ora, nelle prime 7 partite giocate ha già fatto registrare due gol e tre assist, con una media voto altissima.
L’anno della sua consacrazione in Europa? E’ presto per dirlo, ma le premesse ci sono tutte.

Carriera internazionale:

Essendo un ragazzo speciale, ha bruciato le tappe in fretta, avendo già giocato due mondiali u20 (quello nel 2011 in Colombia da capitano, con 2 reti in 3 partite giocate vincendo il goal del torneo) ed essendo stato il più giovane australiano a debuttare in nazionale a 18 anni dopo (guarda caso?) Harry Kewell in una partita di qualificazione alla Coppa d’Asia contro l’Indonesia, il 3 marzo 2010 (sebbene fosse stato già convocato da Verbeek nel 2009), venendo votato migliore in campo.
Non ha disputato il mondiale in Sudafrica con i socceroos per pochissimo (escluso nella lista finale), ma è stato convocato per la Coppa d’Asia in Qatar.

A cura di Christian Rizzitelli

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Dylan Tombides, la futura star del calcio australiano

Nome: Dylan Tombides

Dati anagrafici: Perth(Australia), 8/3/1994

Nazionalità: australiana

Ruolo: attaccante

Club: West Ham United

Biografia:

Dylan entra nell’Academy del West Ham a 15 anni, dopo aver superato brillantemente un provino offertogli dal club londinese, mentre giocava a calcio ad Hong Kong.
La stagione dove il giovane attaccante si mette in luce è certamente quella appena trascorsa: dopo essere diventato la stella dell’u18 (18 presenze e 5 reti) viene promosso nella squadra riserve, dove gioca 12 partite e segna 3 goal, due delle quali nella vittoria per 3-2 contro l’Arsenal, che a livello di giovani è club secondo a pochi.
Le sue performance gli fanno anche guadagnare due convocazioni tra i grandi, in FA Cup contro il Burnley e nell’ultimo match di campionato contro il Sunderland, dove però rimane in panchina.
Viene successivamente premiato come miglior giovane della West Ham Academy dal direttore tecnico Tony Carr.
Il ct Avram Grant, in una recente intervista, l’ha addirittura paragonato al più grande Socceroo di tutti i tempi, Harry Kewell.
Quest’anno lo vedremo certamente impiegato con regolarità in prima squadra, con la quale s’è allenato per gran parte della stagione, anche se bisognerà aspettare qualche mese, avendo saltato l’intera pre-season per essersi sottoposto a dei trattamenti di chemioterapia per un tumore trovatogli poco tempo fa (dal quale, per fortuna, guarirà perfettamente).

Caratteristiche tecniche:

E’ un attaccante veramente interessante: straordinariamente tecnico (mancino), di stazza imponente, molto rapido e imprevedibile accelerando spesso da fermo, bravo a dribblare e ad accentrarsi partendo da esterno.
Non ha un gran feeling con il senso del gol per essere così offensivo, ma col tempo colmerà questo deficit.
Il paragone fatto da Grant con Kewell è calzante, non per il punto di vista tecnico/tattico dato che sono due giocatori totalmente differenti(l’ex Liverpool è un esterno sinistro, abile a crossare, Dylan è una prima punta, all’occorrenza ala destra) ma per il talento e il potenziale.
Le sue qualità appena elencate le ha mostrate nei Mondiali U17 giocati in Messico quest’estate, competizione nella quale ha anche siglato una rete, contro la Costa d’Avorio, dopo un dribbling versione 2-0 di Milito nella finale di Champions di due anni fa.

Carriera Internazionale:

Come appena detto, è stato membro della nazionale u17 che ha appena disputato il mondiale di categoria (9 presenze e 4 reti nei Joeys) e si appresta ad essere convocato dal ct Jan Versleijen nell’under 20.

Curiosità: anche il suo fratellino, Taylor (classe 1996), gioca nel West Ham come attaccante, ed è membro dell’u16 australiana, con cui si sta mettendo in mostra alle qualificazioni ai campionati asiatici under 17 con ben 8 reti in 6 partite.

A cura di Christian Rizzitelli

Giochi del Pacifico 2011, il resoconto sulla competizione internazionale più stravagante in assoluto

Dal 27 agosto al 9 settembre si è giocato il torneo calcistico più sentito dalle isole oceaniche, che eccezion fatta per le qualificazioni mondiali, il calcio internazionale lo vedono davvero col binocolo: stiamo parlando dei Giochi del Pacifico, disputati in Nuova Caledonia, che per la seconda volta consecutiva, si è confermata vincitrice del torneo.
Rispetto all’edizione del 2007, ci sono state tre new entry: il Guam, unica squadra partecipante che non apparteneva alla confederazione oceanica, il Kiribati, che non giocava una partita di calcio addirittura dal 2003, e la Papua Nuova Guinea, squadra zeppa di calciatori che militano nelle serie minori australiane.
Assenti invece le Samoa e Tonga, che hanno (stranamente) deciso di mandare alla competizione solo la squadra femminile.
Sebbene le squadre siano composte più da impiegati, pescatori o quant’altro, una cosa che cade all’occhio della competizione è il livello degli allenatori, che è notevolmente migliorato rispetto alle scorse edizioni, con uomini con diversa esperienze in Europa o Asia, come il ct delle Tuvalu, Foppe de Haan, che ha allenato per 15 anni consecutivi l’Heerenveen, quello del Guam, Kazuo Uchida, ex allenatore tra le altre del Ventforet Kofu (squadra della massima divisione giapponese), o Frank Farina, ex allenatore della nazionale australiana fino al 2005 e ora alla guida della Papua Nuova Guinea, e altri ancora.
Tornando ai calciatori, è affascinante scoprire alcune curiosità piuttosto intriganti e simpatiche, ma del tutto comuni per paesi del genere, calcisticamente parlando. Per fare un paio di esempi, uno dei giocatori più rappresentativi delle Tuvalu, Okilani Tinilau, ha corso per il proprio paese alle olimpiadi di Pechino 2008 come centrometrista, mentre il portiere delle Samoa Americane, Nicky Salapu, ha scelto di ricoprire i pali della propria nazionale, perchè non c’era nessun altro che voleva farlo, sebbene sia molto più bravo a giocare a ping pong, molti dei calciatori del Kiribati non hanno nemmeno una squadra di calcio in cui giocare regolarmente: i Giochi del Pacifico sono meravigliosi anche per questo.
Come detto in precedenza, la vittoria è andata alla Nuova Caledonia, che dopo aver superato il girone (tutt’altro che impossibile) con Isole Salomone, Vanuatu, Tuvalu, Guam e Samoa Americane, ha superato in semifinale, in una partita davvero avvincente Tahiti, col risultato di 3-1 ai supplementari, dopo aver ottenuto il pareggio solo al 90′ nei minuti regolamentari. Eroe della giornata Georges Gope Fenepej, attaccante 23enne autore di una doppietta e in totale di 7 reti in 5 partite nella manifestazione.
In finale invece, gli uomini di Christophe Coursimault hanno sconfitto le Isole Salomone (con cui avevano perso 2-1 nel girone) per 2-0, con reti ancora di Gope-Fenepej e Bako, di fronte ad oltre 10,000 spettatori nello stadio nazionale, il Numa-Daly di Magenta.
Delusione del torneo la Papua Nuova Guinea, che nonostante fosse infarcita di professionisti (cosa piuttosto rara per squadre così) non è nemmeno riuscita a superare la fase a gironi.
Tra le tante cenerentole, la peggiore del torneo è stata certamente il malcapitato Kiribati, capace di perdere due gare per 17-1, contro Papua Nuova Guinea e Tahiti. Ma del resto, sono risultati abbastanza comuni in queste parti del mondo (vedi il 31-0 dell’Australia contro le Samoa Americane nel 2001, risultato record a livello di gare ufficiali).
Ultima nota, un talento che si è messo in luce mostrando notevoli spunti per la sua età è stato l’attaccante del Vanuatu, Jean Kaltak, ragazzo del 1994 e autore di 9 reti in 5 incontri, già rivelatosi interessante ai campionati oceanici u20 di qualche mese fa in Nuova Zelanda.
E’ già stato acquistato dall’Hekari United (formazione che l’anno scorso ha disputato il Mondiale per Club), ma certamente ha il potenziale per mettersi in evidenza a livelli molto superiori.

Giochi del Pacifico 2011

Gruppo A:

Tuvalu – Samoa Americane 4-0
Isole Salmone – Guam 7-0
Nuova Caledonia – Vanuatu 5-0

Vanuatu – Tuvalu 5-1
Samoa Americane – Isole Salomone 0-4
Guam – Nuova Caledonia 0-9

Samoa Americane – Guam 0-2
Tuvalu – Nuova Caledonia 0-8
Vanuatu – Isole Salomone 1-0

Guam – Vanuatu 1-4
Isole Salomone – Tuvalu 6-1
Nuova Caledonia – Samoa Americane 8-0

Guam – Tuvalu 1-1
Samoa Americane – Vanuatu 0-8
Isole Salomone – Nuova Caledonia 2-1

Classifica:

Nuova Caledonia 12
Isole Salomone 12
Vanuatu 12
Tuvalu 4
Guam 4
Samoa Americane 0

Gruppo B:

Papua Nuova Guinea – Isole Cook 4-0
Fiji – Tahiti 3-0

Fiji – Kiribati 9-0
Tahiti – Isole Cook 7-0

Isole Cook – Kiribati 3-0
Tahiti – Papua Nuova Guinea 1-1

Kiribati – Papua Nuova Guinea 1-17
Isole Cook – Fiji 1-4

Kiribati – Tahiti 1-17
Papua Nuova Guinea – Fiji 0-2

Classifica:

Fiji 12
Tahiti 7
Papua Nuova Guinea 7
Isole Cook 3
Kiribati 0

Semifinali:

Nuova Caledonia – Tahiti 3-1 d.t.s.
Fiji – Isole Salomone 1-2 d.t.s.

Finale 3-4o posto:

Tahiti – Fiji 2-1

Finale 1-2o posto:

Nuova Caledonia – Isole Salomone 2-0

Alla scoperta della nazionale del Nepal

Un paese che mi ha da sempre affascinato è stato il Nepal. Terra di leggende, di misteri, un altro stile di vita, isolato dall’industrializzazione, con moltissime usanze intriganti e curiose.
Sebbene esistano ben oltre 100 gruppi etnici nel paese, un elemento che accomuna la popolazione è lo sport. Su tutti, ovviamente, il calcio.
Il calcio di quelle parti è ben lontano da quello occidentale, soprattutto per ovvie ragioni economiche. Difficilmente si trova un campo in condizioni decenti (i terreni sono quasi tutti in dislivello) e infrastrutture che permettano un adeguato sviluppo sportivo, ma nonostante ciò è follemente amato dal paese. Anche gli stipendi dei calciatori sono imparagonabili, basti pensare che uno dei calciatori più rappresentativi della nazionale nepalese, Santosh Shahukhala, guadagna solamente 8430 dollari l’anno.

Nonostante, come già riportato sopra, il calcio sia molto popolare, i risultati ottenuti nella storia dalla nazionale nepalese sono sempre stati scadenti. In 149 partite giocate, ben 95 sono sconfitte, alcune umilianti, come il 16-0 subito contro la Corea del Sud nel 2003.
Negli ultimi anni, però, i risultati sono stati più incoraggianti sotto la guida del ct Graham Roberts (ex giocatore della nazionale inglese), alcuni entusiasmanti, grazie anche ad un’iniezione di talento che non si era mai vista da quelle parti dopo che nel 2010 è stata creata una lega professionistica, la Martyr’s Memorial A-Division League.
Il primo successo dei guerrieri himalayani è stata la qualificazione ottenuta alla AFC Challenge Cup del 2012, competizione che si svolgerà proprio in Nepal, il cui vincitore si qualificherà alla Coppa d’Asia del 2015, in Australia. Tutte le partite verrano giocate nello storico stadio della nazionale nepalese, il Dasarath Rangasala Stadium di Kathmandu, capace di ospitare 30.000 spettatori, e i padroni di casa dovranno vedersela con Palestina, Filippine, India, Turkmenistan, Maldive, Tajikistan e Corea del Nord. Avversari abbastanza tosti, ma non impossibili.
La qualificazione è stata ottenuta dopo che il Nepal si è piazzato secondo al girone con Corea del Nord (0-1), Afghanistan (1-0) e Sri Lanka (0-0).
Se il risultato contro lo Sri Lanka è deludente, è molto più soddisfacente l’esiguo passivo subito dalla Corea del Nord, avversario molto più quotato dei nostri nepalesi.
Ma dopo queste tre importanti partite, il ct Roberts ha dovuto affrontare il primo turno di qualificazione mondiale contro Timor Est. Il Nepal partiva favorito, ed ha rispettato il pronostico, vincendo 2-1 e 5-0 le due gare.
Nel turno successivo, giocato pochi mesi fa, l’avversario di turno era la tostissima Giordania. Purtroppo il Nepal ha estremamente sfigurato nella gara d’andata, vedendo sconfitto addirittura 9-0. Ma nel ritorno, davanti ad oltre 20,000 spettatori, l’inaspettato 1-1 è stato accolto come un evento d’orgoglio nazionale: in condizioni di gioco al limite dell’impossibile, i ragazzi di Roberts hanno tirato fuori una grandissima prova, che sarebbe potuta finire addirittura meglio.
Ed i recenti risultati delle squadre giovanili (come il pareggio per 1-1 della nazionale u16 contro l’Arabia Saudita di qualche giorno fa) fanno ben sperare in un futuro più roseo.

Passiamo ora ad analizzare i giocatori, che militano quasi tutti in patria.
Molta gente è convinta che i calciatori di queste parti abbiano enormi lacune dal punto di vista fisico, ma il Nepal rappresenta un’eccezione, avendo diversi calciatori ben strutturati.
Sebbene possa sembrare un paradosso, il fatto di dover giocare in campi che sembrano più deserti con dune più che adatti al calcio, costringe i nepalesi a migliorare continuamente la tecnica individuale.
Il talento per distacco più interessante è indubbiamente il difensore centrale Rohit Chand.
Chand è un ragazzo di 19 anni estremamente tecnico, composto e intelligente, decisamente superiore ai suoi simpatici compagni di nazionale. Ha sostenuto e superato provini con Arsenal e Tottenham, è inseguito anche dal Lille, ma il suo sogno è sempre stato quello di voler giocare in Inghilterra. Così, per le noiose e particolari leggi inglesi sugli extracomunitari, si è dovuto accontentare del Kettering Town per il frattempo, club per il quale è indubbiamente sprecato, ma che gli darà l’opportunità di diventare il primo calciatore nepalese a giocare in Europa.
Ovviamente il suo potenziale è molto più alto, quasi a livelli top secondo Roberts, che di calcio inglese se ne intende, avendo militato tanti anni in Premier League con Tottenham e Chelsea.
“E’ senza ombra di dubbio, e per notevole distacco, il miglior calciatore che io abbia mai allenato, giocherà certamente ai livelli più alti del calcio europeo.”
Un gran biglietto da visita per un ragazzo, che è già diventato un eroe in patria.
Ma di eroe ce n’è un altro, sebbene il suo talento non sia lontanamente paragonabile a quello del fenomeno Rohit Chand. Stiamo parlando di Anil Gurung, che nel 2009, dopo aver siglato ben 32 reti in 24 partite nel campionato nepalese, ha sostenuto un provino di 4 mesi con le riserve del Chelsea e col Woking, club di Conference.
Nonostante non abbia superato la prova, è stato riaccolto in patria come un idolo nazionale, aprendo gli orizzonti europei al calcio nepalese.
Gli altri giocatori più interessanti sono il centrocampista Sandip Rai, l’attaccante Santosh Shahukhala e un altro centrocampista col vizio del gol, Bharat Khawas. Da segnalare anche quattro ragazzi 16enni già convocati in nazionale maggiore per dei camp: si tratta di Heman Gurung, Bishwas Shrestha, Aditya Choudhary e Sanjaya Rajbahak.

A cura di Christian Rizzitelli

Analisi tattica: ottima Australia senza Cahill

Martedì sera è andato in scena a Dammam il confronto tra Arabia Saudita e Australia, vinto per 3-1 dai Socceroos, come prevedibile.
La squadra di Osieck è scesa in campo con la seguente formazione:

A sorpresa il ct tedesco ha lasciato fuori Tim Cahill spostando Holman in posizione di trequartista, avanzando a centrocampo McKay.
Le grafiche nel pre partita mostravano questo schieramento come un 4-2-3-1, ma in realtà si è trattato di un 4-4-1-1 con gli esterni di centrocampo molto a ridosso della linea dei mediani.
Il calcio mostrato dall’Australia è stato molto buono: oltre a diverse iniziative individuali, soprattutto di Holman e Zullo, si è vista una buona capacità di palleggio che ha permesso alla manovra di essere fluida.
Il primo goal è nato da un ottimo movimento sincronizzato tra Jedinak, Emerton e Wilkshire. Il centrocampista del Crystal Palace, in possesso palla, apre sulla destra per Wilkshire, che sfrutta un corridoio creato alla perfezione da Emerton, che accentrandosi ha portato via un uomo favorendo lo spazio per l’inserimento del terzino. E Wilkshire, in possesso di palla, non ha dovuto far altro che crossare, avendo in area una torre come Kennedy, che ha sfruttato al meglio l’invito del compagno insaccando di testa. Da notare che sul colpo di testa del gigante australiano, Holman e McKay si erano scambiati le posizioni, col il primo che con una finta era andato subito sul secondo palo, ricoprendo una posizione da attaccante esterno, eludendo in tal mondo l’approssimativa disposizione difensiva degli arabi, pronto a raccogliere un’eventuale respinta o sponda di Kennedy; McKay invece avrebbe potuto ostacolare la ripartenza dell’Arabia Saudita, o calciare dal limite dell’area, qualora il pallone fosse arrivato nella sua zona.

N.B.: Le frecce rosse indicano il movimento del pallone, quelle gialle indicano il movimento del calciatore senza palla, l’estremità della freccia è il punto di arrivo del calciatore o del pallone.

Le altre azioni pericolose dell’Australia sono nate quasi tutte da movimenti simili: il terzino (Wilkshire o Zullo, soprattutto il secondo) sfrutta il corridoio creato dall’esterno accentratosi ricevendo palla da uno dei due mediani (Valeri o Jedinak), e poi o crossa per Kennedy, come nel caso del primo gol, o combina con Holman, il quale ha spesso cercato di chiudere triangolazioni, di servire un’ulteriore inserimento dalle retrovie dei centrocampisti, sia esterni che centrali: frequenti infatti sono stati i tentativi di tiro da fuori.

Il secondo gol è nato in maniera abbastanza rocambolesca, con un clamoroso errore del portiere Al Otaibi che cerca di servire con un passaggio rasoterra un compagno girato. Per Holman, ritrovatosi col pallone fra i piedi, è stato un gioco da ragazzi servire Kennedy, che fa 2-0.
Nella ripresa gli arabi avevano iniziato ad attaccare in maniera più convinta, sfruttando la creatività di Otaif e la tecnica di Hazazi. Non hanno prodotto molto però, anzi, le loro giocate sono state spesso fumose. Il pressing alto della squadra di Rijkaard su Valeri e Jedinak ha comunque creato alcuni grattacapi ai canguri, creando alcune azioni pericolose, come nel caso del goal del parziale 2-1, in cui Zullo non riesce a chiudere un avversario in un 3 vs 4 creatosi al limite dell’area di Schwarzer, commettendo un fallo da rigore, che Al Shamrani si fa parare dal portiere del Fulham, ribattendo però in rete la respinta.
Il terzo goal australiano è un altro rigore trasformato da Wilkshire per fallo su Kennedy, trattenuto vistosamente da un avversario mentre spioveva in area un pallone da corner.

L’Australia, dunque, cambiando sistema di gioco in assenza di McDonald (infortunatosi col Middlesbrough), affidandosi di meno al gioco aereo e ai lanci lunghi per le teste di Cahill e Kennedy come in occasione della brutta prestazione contro la Thailandia, è riuscita a convincere nella partita (probabilmente) più difficile del girone.
Ora non aspettiamoci di vedere Cahill sempre fuori dai titolari, dato che è il miglior calciatore di questa squadra e il gioco va costruito attorno a lui, ma ogni tanto bisogna rinunciare alle qualità del singolo per beneficiare il collettivo, e in questo caso l’esperimento è riuscito perfettamente.

A cura di Christian Rizzitelli

Il miracolo Thailandia

Posizione numero 120 nel ranking FIFA (più in basso di Liechteinstein e Isole Far Oer). Tremenda fatica nel superare avversari del calibro di Myanmar, Indonesia, Palestina e Singapore.
Nessun giocatore che milita in Europa, nemmeno in qualche campionato di spessore minore.

Di chi stiamo parlando?

Di gente che segna gol così:

La Thailandia si sta rendendo protagonista di un miracolo a dir poco impensabile fino a 5 giorni fa.
Dopo aver rischiato di portare a casa un insperato punto a Brisbane contro l’Australia, gli elefanti di Winfried Schafer hanno sfornato una prestazione sontuosa contro l’Oman, squadra che partiva coi favori del pronostico, sorprendendo tutti per la mole di gioco espressa (me compreso).
Il risultato è stato un 3-0 senza appello (reti di Sompong, Dangda e autorete di Al Farsi), non c’è stata assolutamente partita, dominio totale dei padroni di casa al Rajamangala Stadium: ciò che ha veramente impressionato è stato il gioco e la qualità della prestazione dei thailandesi. Frequentissimi tocchi di prima, azioni in velocità, combinazioni anche spettacolari, come nel caso del primo gol di Sompong assistito magistralmente di tacco dal talentuosissimo Dangda.
Indubbiamente si tratta del miglior calcio visto in queste prime due giornate di qualificazioni asiatiche ai Mondiali.
Ma com’è possibile che una squadra che ha faticato recentemente contro avversari come Palestina (pareggio agguantato solo al 95′), Singapore (nemmeno un gol segnato in casa), Laos, Malesia e Indonesia, possa migliorarsi così velocemente tanto da essere considerata la favorita per il passaggio al turno finale di qualificazione (sempre dopo l’Australia che è a punteggio pieno) ?
Winfried Schafer ha compiuto un vero e proprio miracolo: è riuscito a trarre il massimo dai suoi attraverso la tattica e il gioco collettivo, che in fase di possesso è un calcio velocissimo che sfrutta la dote migliore dei thais, la rapidità nel palleggio; in fase di non possesso tutti gli undici uomini si posizionano dietro la linea della palla, con la linea dei centrocampisti molto vicina a quella dei difensori, con gli esterni alti pronti a ripartire. E nel gol contro l’Australia abbiamo visto quanto efficaci possano essere i loro contropiedi.
Il 4-4-2 della nazionale thailandese è parso estremamente adatto a esaltare le qualità dei singoli più forti, e che singoli: su tutti Dangda, il quale ha ancora mostrato di essere chiaramente di un’altra categoria rispetto a compagni e avversari omaniti, e Thonglao, inventore di assist a ripetizione e merita di certo un’altra chance in Europa dopo la breve e sfortunata parentesi che ebbe con il Kaiserslautern.
Si tratta solamente di un momento di apoteosi e di esaltazione, o la Thailandia è davvero diventata una squadra così competitiva in Asia? Le parole le lasciamo al campo, al doppio confronto con l’Arabia Saudita, che quasi certamente stabilirà quali tra le due formazioni andrà avanti.

A cura di Christian Rizzitelli

Le grandi a fatica, le piccole impressionano

Questo primo turno del terzo round di qualificazione verso Brasile 2014 ha riservato diverse sorprese, con alcune imprese, clamorose, sfiorate.
Australia, Giappone,Uzbekistan e Cina sono partite tutte con i favori del pronostico, ma hanno dovuto faticare parecchio, molto più di quanto ci si aspettasse, prima di ottenere i tre punti.
Ma andiamo per ordine, partendo dal gruppo A, quello formato da Cina, Giordania, Iraq e Singapore.

GRUPPO A:

Cina – Singapore 2-1 33’Duric 69’Zheng Zhi (rig) 73’Yu Hai

Iraq – Giordania 0-2 43′ Abdel Fattah 47’Deeb

CLASSIFICA:

Giordania 3
Cina 3
Singapore 0
Iraq 0

La Cina ha oltremodo sofferto in un match facile sulla carta, contro il modesto ma combattente Singapore. Gli ospiti si sono portati in vantaggio grazie ad un gol del 41enne sempreverde Aleksandar Duric, in contropiede. I padroni di casa hanno incominciato ad assediare l’area avversaria, ma Singapore si difendeva bene, lottando con i denti. Quando i giochi stavano per farsi veramente complicati, ci ha pensato l’ex Birmingham e Celtic, Zheng Zhi, a cambiare la partita, dopo il suo ingresso a nella ripresa; prima ha siglato il rigore dell’1-1 (69′), e poi ha propiziato l’azione del gol del 2-1 segnato al 73′ da Yu Hai.
Nell’altro match impresa della Giordania, che espugna con un secco 2-0 il campo dell’Iraq, grazie alle reti al 43′ di Abdal Fatteh e al 47′ di Deeb, entrambi giocatori dell’Al Wahdat, confermando quanto ciò di buono aveva fatto vedere nell’ultima Coppa d’Asia.
L’Iraq è stato molto sfortunato, avendo colpito due traverse, ma la vittoria degli ospiti è assolutamente meritata, avendo attaccato dall’inizio e mostrandosi sempre pericolosi, soprattutto con Deeb, man of the match dell’incontro.

GRUPPO B:

Corea del Sud – Libano 6-0 8′ Park 46’Park 66’Ji 67’Park 82’Kim Jung Woo 85’Ji

Emirati Arabi Uniti – Kuwait 2-3 7’Nasser 51’Al Mutwa 65’Nasser 84’Al Hammadi 89’Khalil

CLASSIFICA:

Corea del Sud 3
Kuwait 3
Emirati Arabi Uniti 3
Libano 0

Nel gruppo B facile la vittoria della Corea del Sud contro il Libano. Un 6-0 senza storie, caratterizzato dalla tripletta del neo acquisto dell’Arsenal, Park Chu Young, e dalla doppietta del giovane attaccante del Sunderland, Ji Dong Won.
Non c’è molto da dire se non che dopo il primo tempo, conclusosi sul 2-0, il Libano ha avuto qualche chance di riaprire l’incontro, ma il 3-0 dei coreani ha spento ogni speranza dei libanesi che poi hanno subito l’imbarcata.
Nell’altro match, decisamente più equilibrato sulla carta, il Kuwait ottiene un’importantissima vittoria contro i rivali del golfo degli Emirati Arabi. La doppietta del giovane Nasser (sono già 17 le sue reti in nazionale, in 24 presenze) e la rete di Al Mutwa spianano la strada agli ospiti che devono però soffrire, in un finale al cardiopalma, il ritorno dei padroni di casa, a cui però non bastano i gol di Al Hammadi e del solito Khalil.

GRUPPO C

Giappone – Corea del Nord 1-0 94’Yoshida

Tajikistan – Uzbekistan 0-1 72’Shatskikh

CLASSIFICA

Uzbekistan 3
Giappone 3
Corea del Nord 0
Tajikistan 0

Il gruppo della morte si apre con due vittorie di misura, estremamente sofferte, delle favorite Uzbekistan e Giappone.
La squadra di Zaccheroni domina l’intero incontro, nonostante le diverse assenze (su tutte quella di Keisuke Honda, che starà fuori 3 mesi per un recente infortunio al ginocchio) domina l’incontro, giocando una gara molto paziente: gli sforzi dei Blue Samurai alla fine sono premiati dal colpo di testa di Yoshida, difensore che gioca in Olanda nel VVV Venlo, al 94′.
Anche l’Uzbekistan, che giocava contro il Tajikistan, ammesso al turno successivo dopo la squalifica della Siria, ha dovuto fatica parecchio. La vittoria è arrivata grazie al gol dell’attaccante Shatskikh a circa un quarto d’ora dal termine, dopo che i padroni di casa avevano resistito agli assati degli ospiti in maniera piuttosto egregia.

GRUPPO D

Australia – Thailandia 2-1 14’Dangda 58’Kennedy 86’Brosque

Oman – Arabia Saudita 0-0

CLASSIFICA

Australia 3
Arabia Saudita 1
Oman 1
Thailandia 0

Tremendamente sofferta la vittoria dei Socceroos contro l’apparente cenerentola Thailandia. Gli uomini di Osieck, dopo essere passati in svantaggio per un magistrale contropiede degli “elefanti” capitalizzato da un bel sinistro al volo dalla stella Teerasil Dangda, hanno incominciato un lunghissimo assedio, ma sterile, dato che la Thailandia si rinchiudeva con 11 uomini dietro la linea della palla e lasciava pochissimi spazi ai Socceroos. Nella ripresa l’impetuosità degli attacchi dei padroni di casa è aumentata, e la tanto cercata rete del pari è arrivata al 58′ con Kennedy, che sfrutta un errore del quasi perfetto Hathairattanakool, che sostituiva l’infortunato Thammasatchanan. All’86’ poi arriva anche il gol del 2-1 segnato da Brosque, dopo una mischia. Una vittoria di cuore, per gli Aussies, ma troppo stentata: “It feels like a loss”, dirà poi Schwarzer, in un’intervista.
L’altro match tra Oman e Arabia Saudita si conclude sullo 0-0, risultato più positivo per i padroni di casa che per gli ospiti, che dovranno vincere contro l’Australia nel secondo turno per non complicarsi la vita in queste qualificazioni. Il 4-3-3 classico stile dutch degli uomini di Rijkaard non è sembrato funzionare a dovere.

GRUPPO E

Iran – Indonesia 3-0 53’Nekounam 74’Nekounam 87’Teymourian

Bahrein – Qatar 0-0

CLASSIFICA

Iran 3
Qatar 1
Bahrein 1
Indonesia 0

L’Iran ottiene una netta vittoria, più difficile del previsto, contro l’Indonesia, grazie alla doppietta del suo capitano Javad Nekounam, e alla rete dell’ex Fulham, Teymourian.
Il primo tempo si è concluso sullo 0-0, con un’Indonesia piuttosto solida: nella ripresa però, due colpi di stessa da due calci piazzati dello stesso Nekounam hanno tagliato le gambe ai Garuda, che hanno subito nel finale il terzo gol, dopo una bella manovra corale.
Si conclude sullo 0-0 il derby arabo tra Bahrein e Qatar, con i padroni di casa che partivano favoriti e che hanno dominato larga parte dell’incontro, senza però riuscire a trovare la rete sperata: due punti persi per la squadra di Peter Taylor.

A cura di Christian Rizzitelli

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