Analisi tattica: ottima Australia senza Cahill

Martedì sera è andato in scena a Dammam il confronto tra Arabia Saudita e Australia, vinto per 3-1 dai Socceroos, come prevedibile.
La squadra di Osieck è scesa in campo con la seguente formazione:

A sorpresa il ct tedesco ha lasciato fuori Tim Cahill spostando Holman in posizione di trequartista, avanzando a centrocampo McKay.
Le grafiche nel pre partita mostravano questo schieramento come un 4-2-3-1, ma in realtà si è trattato di un 4-4-1-1 con gli esterni di centrocampo molto a ridosso della linea dei mediani.
Il calcio mostrato dall’Australia è stato molto buono: oltre a diverse iniziative individuali, soprattutto di Holman e Zullo, si è vista una buona capacità di palleggio che ha permesso alla manovra di essere fluida.
Il primo goal è nato da un ottimo movimento sincronizzato tra Jedinak, Emerton e Wilkshire. Il centrocampista del Crystal Palace, in possesso palla, apre sulla destra per Wilkshire, che sfrutta un corridoio creato alla perfezione da Emerton, che accentrandosi ha portato via un uomo favorendo lo spazio per l’inserimento del terzino. E Wilkshire, in possesso di palla, non ha dovuto far altro che crossare, avendo in area una torre come Kennedy, che ha sfruttato al meglio l’invito del compagno insaccando di testa. Da notare che sul colpo di testa del gigante australiano, Holman e McKay si erano scambiati le posizioni, col il primo che con una finta era andato subito sul secondo palo, ricoprendo una posizione da attaccante esterno, eludendo in tal mondo l’approssimativa disposizione difensiva degli arabi, pronto a raccogliere un’eventuale respinta o sponda di Kennedy; McKay invece avrebbe potuto ostacolare la ripartenza dell’Arabia Saudita, o calciare dal limite dell’area, qualora il pallone fosse arrivato nella sua zona.

N.B.: Le frecce rosse indicano il movimento del pallone, quelle gialle indicano il movimento del calciatore senza palla, l’estremità della freccia è il punto di arrivo del calciatore o del pallone.

Le altre azioni pericolose dell’Australia sono nate quasi tutte da movimenti simili: il terzino (Wilkshire o Zullo, soprattutto il secondo) sfrutta il corridoio creato dall’esterno accentratosi ricevendo palla da uno dei due mediani (Valeri o Jedinak), e poi o crossa per Kennedy, come nel caso del primo gol, o combina con Holman, il quale ha spesso cercato di chiudere triangolazioni, di servire un’ulteriore inserimento dalle retrovie dei centrocampisti, sia esterni che centrali: frequenti infatti sono stati i tentativi di tiro da fuori.

Il secondo gol è nato in maniera abbastanza rocambolesca, con un clamoroso errore del portiere Al Otaibi che cerca di servire con un passaggio rasoterra un compagno girato. Per Holman, ritrovatosi col pallone fra i piedi, è stato un gioco da ragazzi servire Kennedy, che fa 2-0.
Nella ripresa gli arabi avevano iniziato ad attaccare in maniera più convinta, sfruttando la creatività di Otaif e la tecnica di Hazazi. Non hanno prodotto molto però, anzi, le loro giocate sono state spesso fumose. Il pressing alto della squadra di Rijkaard su Valeri e Jedinak ha comunque creato alcuni grattacapi ai canguri, creando alcune azioni pericolose, come nel caso del goal del parziale 2-1, in cui Zullo non riesce a chiudere un avversario in un 3 vs 4 creatosi al limite dell’area di Schwarzer, commettendo un fallo da rigore, che Al Shamrani si fa parare dal portiere del Fulham, ribattendo però in rete la respinta.
Il terzo goal australiano è un altro rigore trasformato da Wilkshire per fallo su Kennedy, trattenuto vistosamente da un avversario mentre spioveva in area un pallone da corner.

L’Australia, dunque, cambiando sistema di gioco in assenza di McDonald (infortunatosi col Middlesbrough), affidandosi di meno al gioco aereo e ai lanci lunghi per le teste di Cahill e Kennedy come in occasione della brutta prestazione contro la Thailandia, è riuscita a convincere nella partita (probabilmente) più difficile del girone.
Ora non aspettiamoci di vedere Cahill sempre fuori dai titolari, dato che è il miglior calciatore di questa squadra e il gioco va costruito attorno a lui, ma ogni tanto bisogna rinunciare alle qualità del singolo per beneficiare il collettivo, e in questo caso l’esperimento è riuscito perfettamente.

A cura di Christian Rizzitelli

Pubblicato il settembre 9, 2011, in Tactics and Analysis con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Bell’articolo, complimenti veramente. Come tutto il blog del resto! Vi voglio proporre un scambio link col mio blog http://scombettiamo.blogspot.com
    In attesa di vostra risposta, saluti!

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