Archivio mensile:ottobre 2011

AOFC: dieci motivi per dire sì

Asian Oceanian Football Confederation. La soluzione ai problemi di isolamento, arretrazza e scarsa competitività internazionale che coinvolgono il calcio dell’OFC potrebbe trovarsi qui, nella vicina confederazione asiatica. Sì, perchè integrare i paesi oceanici all’interno di un panorama in forte sviluppo calcistico come quello asiatico rappresenterebbe davvero una svolta decisiva per questo sport per le piccole nazioni del pacifico.
Si tratta, chiaramente, solo di un’idea, di concreto non c’è nulla, anche se la Nuova Zelanda ha provato a muovere qualcosa chiedendo alla FIFA di disputare l’ultimo turno di qualificazioni mondiali tra i gironi asiatici, ma Blatter s’è rifiutato categoricamente, facendo scontenti un po’ tutti.
Ma andiamo ad analizzare insieme i dieci benefici principali che deriverebbero dalla nascita dell’AOFC.

1. Competitività internazionale

Quando sentiamo parlare di Oceania, di Nuova Zelanda, di Fiji, di Tonga e via dicendo, spesso sentiamo associato a questi paesi il rugby, sport in cui eccellono. Del calcio invece non si parla mai, visto che il livello è talmente scarso e modesto che la grande maggioranza di queste nazioni farebbe fatica a competere nella nostra Eccellenza.
Confrontarsi continuamente contro squadre di un livello superiore in un contesto come quello asiatico non farebbe altro che accrescere l’esperienza e la familiarità di queste nazioni col gioco del calcio; e ne trarrebbe beneficio soprattutto la loro competitività a livello internazionale.

2. I Club

Vale lo stesso discorso per i club: continuare a confrontarsi ripetutamente contro gli stessi avversari (per di più di un livello così basso) non ha senso.
Nel panorama mondiale, le squadre di club dell’OFC vengono chiamate in causa solamente in occasione del Mondiale per Club, e possono accedervi solo passando (un impari e difficile) play-off.
E’ molto più utile che gli stessi club giochino con regolarità a certi livelli, non solo una volta all’anno. Certo, Seongnam e Nagoya non saranno il Barcellona e il Manchester United, ma si tratta comunque di un enorme passo avanti rispetto allo status quo attuale.

3. Sviluppo tecnico

A livello di calciatori giovani, adulti, esperienza, arbitri, gestioni societarie:
il calcio oceanico migliorerebbe sensibilmente sotto ogni punto di vista.
Possiamo considerare questo il punto cardine attorno a cui ruotano tutti gli altri benefici.
Bisogna partire quasi da zero, ma le intenzioni e l’approccio positivo sono certamente un punto a favore, perchè la voglia per progredire non manca di certo.

4. L’aspetto economico

Aspetto di assoluta importanza.
L’OFC vive di fondi provenienti dalla FIFA e dalla FFA, la federazione di calcio australiana, membro dell’AFC dal 2006; possiede un capitale così ridotto da non poter contribuire ad organizzare amichevoli o tornei internazionali tra le nazioni membre a causa dei costi eccessivi dei voli aerei.
Una cosa che può anche far sorridere, pensando a quanti soldi girano nel calcio in quasi tutto il resto del mondo.
L’AFC invece dispone di risorse sterminate, tra emiri e miliardari vari.
Purtroppo tutti noi sappiamo quanto siano necessari i soldi in questo sport, e senza di essi la maggior parte delle volte (se non sempre) non si va da nessuna parte.

5. La passione dei tifosi

In paesi come Papua Nuova Guinea, Isole Salomone e Vanuatu il calcio è considerato lo sport nazionale, ed è molto praticato e seguito.
E’ giusto che i desideri dei tifosi vengano accontentati: meritano anche loro di poter vivere una serata di una certa importanza, magari in una partita di qualificazione ad un mondiale. Basti pensare che oltre 10,000 persone hanno assistito alla finale dei Giochi del Pacifico di questo settembre…

6. Giocare regolarmente

Fattori come i costi eccessivi e lo scarso interesse mediatico internazionale contribuiscono a posizionare il calcio a livelli infimi nella scala gerarchica del continente.
Così, non c’è da stupirsi se leggiamo che la maggior parte delle squadre affiliate all’OFC giochi solo una volta ogni quattro anni, in occasione dei Giochi del Pacifico e delle qualificazioni mondiali, quando questi due tornei non coincidono, riducendo ancora il numero delle partite, come capitato diverse volte.
Se non si gioca mai, migliorarsi diventa un’impresa.

7. Visibilità

Ipotizziamo che si organizzi un’amichevole tra Papua Nuova Guinea e Indonesia, nazioni confinanti tra loro.
I guineani, oltre a giocarsi una sorta di derby contro i vicini indonesiani, avrebbero addosso gli occhi di una nazione intera, composta da oltre 200 milioni di persone, a maggior ragione se legatissima al calcio come l’Indonesia. Roba di un’altro mondo, se pensiamo che gli avversari di turno sono paesi come il Tuvalu o le Samoa Americane, che messi insieme non arrivano a 90,000 abitanti.
E anche i talenti locali gioverebbero della visibilità che l’AFC garantisce, evitando di venire snobbati leggendo il loro paese di provenienza sulla carta d’identità. Perchè purtroppo è così raro trovare un calciatore adatto a livelli professionistici in Oceania che accadono anche cose di questo tipo.

8. Nuova Zelanda: lo stile british in Asia

Anche l’AFC trarrebbe vantaggio da questa fusione tra le due confederazioni, perchè vedrebbe nella propria schiera di membri una nazione che calcisticamente si sta evolvendo in maniera impressionante: stiamo parlando della Nuova Zelanda.
Non solo i kiwis negli ultimi mondiali in Sudafrica hanno dimostrato di saperci fare fisicamente e tatticamente, ma soprattutto a livello giovanile stanno crescendo esponenzialmente in capacità tecniche, come visto dall’under 17 nella spedizione messicana e da promesse come Rojas, Barbarouses, Wood, Payne.
Una squadra che basa le proprie fondamenta sulla fisicità tipica dei britannici con annessa qualità emergente: un biglietto da visita più che interessante.

9. Gli oriundi: futuri eroi?

Poco sopra ho scritto che è quasi impossibile trovare calciatori adatti al professionismo nei paesi oceanici.
Quasi, appunto, perchè alcuni ci sono, ed anche interessanti, come Brad McDonald (terzino sinistro nell’u23 australiana originario della Papua Nuova Guinea), Tahj Minniecon (trequartista mezzo samoano che gioca nell’A-League), Adrian Mariappa (capitano del Watford, originario delle Fiji) ed altri ancora. Altri invece, hanno preferito optare per altri nazionali, come Karembeu (neocaledoniano campione del mondo con la Francia nel ’98), Tim Cahill (mezzo samoano anche lui, gioca con l’Australia).
Ma la maggior parte di questi oriundi preferisce, logicamente, giocare per nazioni che hanno possibilità di qualificarsi alla coppa del mondo, o comunque paesi che possono vantare una certa importanza e rilevanza nel panorama calcistico.
Se i paesi membri dell’OFC avessero l’opportunità di giocare regolarmente e contro squadre di un certo prestigio, lottando per obiettivi concreti, ci sarebbero più calciatori disposti a giocare per loro.
Chi glielo fa fare a Minniecon di giocare per le Samoa una manciata di partite ogni quattro anni invece che giocare in un mondiale con l’Australia?

10. Per la storia

L’AOFC sarebbe l’inizio di una nuova era per il calcio in Oceania.
E per questi paesi ogni occasione per giocare sarebbe storica, una piacevole novità, che diventerebbe abitudine.
Purtroppo non bastano le idee di poche persone per far sognare un continente, una svolta del genere richiede che si muovano i piani alti.
Non ci resta far altro che aspettare. Sperando di poterci risvegliare un giorno ed esclamare: non è più sogno, ma è realtà.

A cura di Christian Rizzitelli

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Il talento della settimana: Marco Rojas

Il ragazzo su cui puntiamo i fari questa settimana è un giovanissimo esterno offensivo mancino che con delizie tecniche di prima qualità ha incantato tutti i fan dell’A-League la passata stagione.
Neozelandese di passaporto, cileno di origine: e proprio ad uno strepitoso calciatore cileno viene continuamente paragonato in patria (e non solo): stiamo parlando di Alexis Sanchez.
Forse Rojas non arriverà a giocare nel Barcellona come il Nino Maravilla, ma le potenzialità per una carriera nel calcio che conta in Europa non mancano, anzi. Gli scout e osservatori farebbero bene a segnarsi sui loro taccuini questo nome, perchè ne sentiremo parlare.

Nome: Marco Rojas:

Dati anagrafici: Hamilton (Nuova Zelanda), 5/11/1991

Nazionalità: neozelandese

Ruolo: ala sinistra, trequartista

Club: Melbourne Victory

Biografia:

Il nostro Marco diventa un calciatore professionista a soli 17 anni dopo aver superato un provino vinto tramite un concorso con il forum ufficiale dei tifosi del Wellington Phoenix, squadra dell’A-League.
In precedenza aveva militato nel Waikato FC, squadra della ASB Premiership, il campionato semi-professionistico neozelandese.
Nella sua prima stagione gioca poco (solo quattro brevi apparizioni), ma nella seconda (2010/2011) esplode il suo talento e diventa la stella della squadra, nonchè uno dei calciatori più temuti dell’intero campionato. Finirà la stagione con 17 presenze e 2 reti.
Le sue performance portano diversi club europei di campionati di prima fascia ad interessarsi al giovane fenomeno dei Phoenix, ma Marco preferisce aspettare prima di fare il grande passo, firmando un biennale per un’altra squadra dell’A-League, il Melbourne Victory, non dopo un addio in circostanze piuttosto controverse.
Debutta con il Melbourne l’8 ottobre nella prima giornata di campionato contro il Sydney.

Caratteristiche tecniche:

Marco è un’ala sinistra, estremamente veloce e molto dotato tecnicamente, che fa del dribbling la sua qualità principale.
Come già detto, ricorda per caratteristiche Alexis Sanchez: calciatore brevilineo, rapidissimo, bravissimo a creare superiorità numerica: in un campionato fisico come l’A-League giocatori di questo tipo fanno pesantemente la differenza.
All’occorrenza Rojas è stato schierato anche come trequartista, ma la posizione centrale limita le sue doti di corsa, davvero impressionanti.
E’ stato conosciuto dal grande pubblico dopo una performance da man of the match contro il Melbourne Victory l’annata passata: oltre all’assist dell’uno a zero (un cross delizioso per la testa di Macallister) e alla rete del raddoppio, Rojas è stato una zanzara fastidiosissima, imprendibile un tormento continuo per le difesa avversaria. E da lì, è stato un crescendo continuo, segno anche di aver acquisito consapevolezza nei propri mezzi. Anche in nazionale, in un amichevole contro l’Australia, ha quasi umiliato il suo avversario di corsia, l’esperto Wilkshire, facendosi notare per esplosività e movimento.
Insomma, le doti per sfondare e per diventare uno dei calciatori neozelandesi più forti di sempre ci sono tutte, gli serve solo un pò più di continuità, dato che come molti giocatori a lui simili, tende a scomparire un pò troppo spesso a partita in corso.

Carriera internazionale:

Rojas ha disputato con la sua nazionale i recenti Mondiali Under20 in Colombia, giocando però relativamente poco e condizionato da un infortunio subito durante la preparazione della competizione. Ma il suo segno l’ha comunque lasciato, con l’assist a Bevin nel gol del momentaneo 1-0 nella partita contro l’Uruguay. Con gli Young All Whites ha chiuso con un totale di 4 reti in 7 presenze.
Giocatori in Nuova Zelanda con un talento simile è difficile trovarne, così, dopo nemmeno 15 partite da professionista, il ct Ricki Herbert l’ha fatto debuttare nell’amichevole di marzo pareggiata 1-1 contro la Cina.
Insieme a Chris Wood del West Bromwich (autore di 8 reti in 9 partite in Championship in prestito al Birmingham City) è la più grande speranza del paese per provare a raggiungere la qualificazione a Brasile 2014. Ora la palla passa a Marco, sperando che sia capace di mantenere tutte le promesse che il paese kiwi ha riposto in lui.


Qualificazioni a Brasile 2014, il terzo turno

Dopo il termine di tutte le gare d’andata dei gironi iniziano a delinearsi le gerarchie delle squadre, di quelle che sono a un passo dalla qualificazione (come Giordania, Australia e Iran) e di quelle che devono già alzare bandiera bianca con tre turni d’anticipo (come Indonesia, Emirati Arabi Uniti e Singapore).

GRUPPO A

Singapore – Giordania 0-3 11’Deeb 54’Yaseen 63’Hayel

Cina – Iraq 0-1 45’Mahmoud

Classifica:

Giordania 9
Iraq 6
Cina 3
Singapore 0

La Giordania rafforza il proprio primato e ipoteca la qualificazione al quarto turno (che è anche l’ultimo della zona asiatica) grazie al facile 3-0 sul campo di Singapore, ancora ultimo a secco di punti.
Pregevolissima la rete del 3-0 di Hayel, mentre va ancora a segno Deeb, autentico goleador della squadra, che ha avuto qualche anno fa una breve esperienza in Belgio nel Mechelen.
Nel post partita l’allenatore della Giordania, Adnan Hamad, sottolinea come la sua squadra sia diventata tra le più forti del continente, e le chances di qualificarsi a un mondiale non sono mai state così concrete come ora.
Ma il risultato che fa clamore (non più di tanto, ad essere sinceri) è la sconfitta in casa della Cina, punita da un gol di Younes Mahmoud al 45′.
La squadra cinese, guidata dall’ex leggenda madridista Camacho, ha mostrato un’enorme carenza di qualità e organizzazione, che già si era intravista nella prima partita, una soffertissima vittoria per 2-1 contro Singapore, e nel turno precedente, contro il modestissimo Laos, chiudendo addirittura un tempo in svantaggio per 1-2.
Per tentare di accedere al turno successivo ora serve un’impresa in trasferta (si fa per dire, dato che la FIFA ha appena sancito che gli iracheni giocheranno le loro partite in casa al di fuori del proprio territorio con un ban) nella gara di ritorno e sperare di vincere contro la Giordania, impresa davvero complicatissima.

GRUPPO B

Corea del Sud – Emirati Arabi Uniti 2-1 50’Park 63’Al Kamali (aut) 91’Matar

Libano – Kuwait 2-2 15’Maatouk 50’Neda 86’Maatouk (rig) 88’Younes (aut)

Corea del Sud 7
Kuwait 5
Libano 4
Emirati Arabi Uniti 0

Molto equilibrato questo gruppo, con la Corea del Sud che stacca tutti grazie al 2-1 sugli Emirati Arabi Uniti, ormai fuori dai giochi, mentre il primo spareggio per aggiudicarsi il secondo posto tra Libano e Kuwait finisce con uno spettacolare 2-2.
La Corea ringrazia ancora l’attaccante dell’Arsenal Park Chu Young, che dopo la doppietta in settimana nell’amichevole contro la Polonia segna un altro goal decisivo, portandosi in vetta alla classifica provvisoria dei capocannonieri con 5 reti in 3 partite.
Non basta alla squadra emira il goal allo scadere di Matar, che rende solo meno amara la sconfitta ma non la situazione della squadra, ancora a zero punti e lontanissima dal secondo posto. Inutile sottolineare quanto sia ancora deludente il rendimento di questa nazione che ogni anno porta campioni provenienti da ogni parte nel mondo nel proprio campionato sperando che possano insegnare qualcosa di utile ai mediocri calciatori locali.
La partita più decisiva era però tra Libano, vera sorpresa del girone, e Kuwait, inizialmente favorito dai bookmakers. Il match si conclude con uno splendido 2-2, maturato grazie al pareggio su autorete del Kuwait a due minuti dal termine dopo la doppietta di una stelle della squadra di casa, Hassan Maarouk.
I giochi saranno decisi con ogni probabilità dal match di ritorno in programma l’11 novembre a Kuwait City.

GRUPPO C

Giappone – Tajikistan 8-0 11’Havenaar 19’Okazaki 35’Komano 41’Kagawa 47’Havenaar 56’Nakamura 68’Kagawa 74’Okazaki

Corea del Nord – Uzbekistan 0-1 25’Geynrikh

Sembrano già fatti i giochi per quanto riguarda il gruppo C.
Il Giappone annienta con un esagerato 8-0 il Tajikistan, con doppiette di Havenaar, Ozakaki e soprattutto di Kagawa, che in una recente intervita ha dichiarato che sta attraversando il periodo più difficile della sua carriera. Certamente due reti con la nazionale sono un toccasana per morale e autostima.
Il match decisivo più interessante ed equilibrato però era sicuramente quello tra Corea del Nord e Uzbekistan, terminato con la vittoria degli ospiti per 1-0 grazie alla rete al 25′ di Geynrikh, attaccante che gioca nell’altra corea con il Seoul.
La situazione ora sorride ai sovietici, che hanno a disposizione due match point casalinghi contro la stessa Corea del Nord e il Tajikistan, che sta dimostrando come mai è arrivato a questo round della competizione solo grazie a una vittoria a tavolino contro la Siria: 0 reti segnate, 10 subite e 0 punti raccolti, il tutto in sole tre partite.

GRUPPO D

Australia – Oman 3-0 7’Holman 65’Kennedy 85’Jedinak

Thailandia – Arabia Saudita 0-0

CLASSIFICA:

Australia 9
Thailandia 4
Arabia Saudita 2
Oman 1

Se non fosse per la strapotenza dell’Australia, il Gruppo D sarebbe con ogni probabilità il girone più incerto.
I Socceroos hanno umiliato l’Oman per 3-0 (ma lo score poteva essere molto più ampio) e restano a punteggio pieno, nella prossima partita sempre contro l’Oman a Muscat basterà un’altra vittoria per decretare la qualificazione al quarto turno con ben partite d’anticipo.
Il man of the Match della partita di Sydney è stato Brett Holman, autore del primo goal e coinvolto in maniera decisiva nel secondo.
Con l’Australia dunque che vola a ritmi troppo alti, la lotta per il primo posto è persa in partenza, ma la bagarre per il secondo è invece apertissima.
Ieri, davanti a un Rajamangala Stadium stracolmo, la Thailandia ha bloccato sullo 0-0 l’Arabia Saudita, in un match che entrambe le squadre potevano vincere.
Il livello di calcio espresso dai padroni di casa non è stato all’altezza delle prime due partite, ma è bastato per mettere in difficoltà gli ospiti allenati da Rijkaard, in crisi di gioco e risultati.
Anche qui sarà decisivo il match di ritorno dell’11 novembre.
Se la Thailandia uscirà indenne da questo scontro, le possibilità di superare questo round per la prima volta nella storia diventeranno sempre più reali.

GRUPPO E:

Indonesia – Qatar 2-3 14’Al Sulaiti 26’Gonzales 31’Ibrahim 35’Gonzales 59’Razak

Iran – Bahrein 6-0 22’Hosseini 34’Jabbari 42’Aghily 62’Teymourian 75’Ansarifard 83’Rezaei

CLASSIFICA:

Iran 7
Qatar 5
Bahrein 4
Indonesia 0

The dream is over.
Per l’Indonesia, di fronte per l’ennesima volta a un Gelora Bung Karno Stadium incandescente, arriva la terza sconfitta in tre partite e i “Garuda” devono dire addio prematuramente al sogno di partecipare nuovamente a un mondiale dopo l’unica, ectoplasmica, apparizione del 1938.
Non basta la doppietta del loco Gonzales, unico vero calciatore di rilievo della nazionale (infatti è un naturalizzato uruguaiano, ma avanti con gli anni) contro il Qatar, trascinato dalle invenzioni di Khalfan Ibrahim, autore di una prestazione meravigliosa.

Il talento della settimana: Billy Ketkeophomphone

Questa settimana il talento di cui parleremo non proviene da paesi come Giappone, Australia o Corea del Sud, i paesi top del calcio asiatico, ma dal Laos. Probabilmente molti nemmeno conoscono il paese appena nominato, che geograficamente si colloca nella penisola a Sud-Est del continente. Bene, il Laos è un paese estremamente legato al calcio, una “mad football nation” come direbbero gli inglesi. E Vilayphone Ketkeophomphone, più semplicemente noto come Billy Ketkeo, 21enne attaccante del Sion, è il ragazzo con più talento proveniente dallo semisconosciuto paese asiatico.

Nome: Billy Ketkeophomphone

Dati anagrafici: Champigny-sur-Marne (Francia), 24/3/1990

nazionalità: laotiana, francese

Ruolo: Attaccante centrale

Club: FC Sion

Biografia:

Billy è un calciatore originario del Laos, ma ha da sempre vissuto in Francia. Ed è nel paese transalpino che ha chiaramente incominciato a giocare a calcio, prima con il Racing Club de France e poi con il Clairefontaine, club con il quale è rimasto però solo un anno, poichè nell’estate del 2007 viene messo sotto contratto con lo Strasburgo, club allora di Ligue 1.
L’anno successivo viene promosso nella squadra riserve, e il suo debutto tra i grandi arriva solo nel dicembre 2009 contro il Bastia in Ligue 2, giocando 44 minuti.
Nella stagione 2010/2011, dopo la retrocessione dello Strasburgo, Billy diventa un membro stabile della prima squadra, e dopo essersi messo brillantemente in evidenza nel Championnat National, viene seguito da squadre tra cui Saint Etienne, Monaco, Neuchatel Xamax e Sion. Alla fine la corsa la spunta il Sion, club con il quale firma un quinquennale.
Debutta nella Super League svizzera giocando un tempo nella fragorosa sconfitta casalinga contro il Servette per 4-0. Ha già messo a segno 3 reti in 5 partite con la formazione u21 del club elvetico.

Caratteristiche tecniche:

E’ la classica prima punta opportunista e adatta a giocare in una coppia d’attacco, pronta a mettere il suo zampino in area di rigore quando serve.
Quasi tutte le reti le ha segnate di destro, nettamente il suo piede preferito, facendosi sempre trovare libero e mostrando uno spiccato opportunismo.
Col destro non è solo bravo a finalizzare, ma anche a tirare dalla distanza: le sue doti balistiche sono uno dei suoi pezzi più interessanti, e talvolta è riuscito a segnare anche direttamente da calcio di punizione.
Il suo fisico, 180 centimetri di altezza, non gli permette di essere troppo abile nelle giocate aeree, preferisce avere la palla tra i piedi, giocarla per i compagni e smarcarsi velocemente in area di rigore.
Rapido e bravo a coordinarsi anche nelle giocate apparentemente più difficili (capacità comune a pochi), tecnicamente è su buoni livelli, ma la strada da fare per raggiungere i palcoscenici più importanti è ancora lunga, avendo bisogno di una continuità di rendimento che finora in prima squadra al Sion non ha avuto, avendo giocato (e non benissimo) solamente un tempo in campionato.

Carriera internazionale:

Avendo il doppio passaporto, Billy è eleggibile sia per la Francia che per il Laos.
Ma ha già dichiarato che giocherà con la nazionale del paese di cui è effettivamente originario (anche perchè le chances di vederlo un giorno con la casacca della Francia sono ridotte al lumicino), possibilmente già nei giochi dell’Asia dell’Est, più noti al pubblico come SEA Games, del novembre prossimo.
Si tratta con ogni probabilità del miglior calciatore che il paese asiatico abbia mai prodotto, insieme all’altra giovane promessa svizzero-laotiana Chitchanok Xaysensourinthone, attaccante di 17 anni della primavera della Sampdoria.

The A-League is back

Dopo oltre sei mesi di estenuante attesa, riparte la Hyundai A-League, più semplicemente A-League, il campionato di calcio australiano che stagione dopo stagione si sta rivelando sempre più interessante e competitivo a livello internazionale.
Quest’anno la stagione inizierà solo questo fine settimana per permettere alle squadre di arrivare in forma alla Asian Champions League, che ogni anno si disputa in prossimità del termine della regular season.

I Nuovi Arrivi

L’A-League che verrà porta con sé il nome di quello che è ritenuto il più grande calciatore di sempre del paese, e per molti si tratta anche del miglior acquisto che lo sport australiano abbia mai fatto. Naturalmente sto parlando di Harry Kewell, che ha firmato un triennale con il Melbourne Victory facendo letteralmente impazzire i fans (ben oltre 4,000 presenti al suo arrivo in aeroporto) e mettendo in rilievo tra i media locali l’A-League come non era mai successo prima d’ora.
Kewell è considerato un vero e proprio eroe in patria, il suo arrivo è molto più di un semplice acquisto di calciomercato: porterà tantissimi tifosi negli stadi (previsto il tutto esaurito nel match d’apertura a Melbourne contro il Sydney, e già venduti tutti i biglietti della seconda gara del Victory ad Adelaide), aumenterà l’importanza del calcio nel paese dal punto di vista mediatico e gerarchico sportivamente parlando, perchè è un uomo marketing, un po’ come David Beckham nei Los Angeles Galaxy, e delizierà il pubblico con tocchi di classe che nelle sei stagioni precedenti dell’A-League non s’erano mai visti, a conferma del costante miglioramento tecnico della competizione.
Ma non c’è solo Kewell ad aggiungere qualità all’A-League: ci sono anche Emerton, messo sotto contratto dal Sydney dopo 8 stagioni al Blackburn in Premier League, Vidosic che va all’Adelaide dopo l’esperienza a Norimberga e altri nomi di tutto rispetto come Maceo Rigters, Liam Miller (ex Manchester United), Jonathan Germano dall’Estudiantes.
E anche calciatori con storie particolari ma affascinanti, come i due giocatori della nazionale dell’Eritrea, Ambes Yosief e Samuel Tesfagabr, ingaggiati dal Gold Coast United mentre soggiornavano con lo status di rifugiati in Australia, dopo essere scappati dal loro paese per le continue guerre civili.

La squadra da battere

Per la prima volta nell’A-League ci sarà una squadra da battere.
Stiamo parlando del Brisbane Roar, una macchina infernale capace di demolire ogni record possibile nella storia di questo sport in Australia durante la passata stagione.
Il “Roarcelona” (come viene definito da quelle parti) ha perso tanti calciatori chiave nell’incredibile successo dell’anno scorso, come McKay, Barbarouses, DeVere.
Ma nonostante questo i rimpiazzi (su tutti ottimi i colpi Jurman dal Sydney e l’ex Amburgo Besart Berisha) sembrano adeguati a sostituire i partenti e il Brisbane rimane la squadra favorita per il titolo, e non potrebbe essere altrimenti dopo il meraviglioso calcio mostrato dalla banda di Postecoglu, certamente il migliore di sempre visto in Australia.
La squadra più attrezzata per fronteggiare i leoni di Brisbane è il Melbourne Victory, ma bisognerà vedere come Kewell e soci reggeranno la pressione della caldissima piazza di Melbourne.
Possibili contendenti il sempre agguerrito Central Coast Mariners e l’Adelaide United, squadra diventata veramente forte dopo l’ottima campagna acquisti.

I talenti da seguire

Proviamo a fare una breve lista dei giovani talenti più interessanti e pronti ad esplodere in questa stagione.

Terry Antonis – 1993 – Sydney FC (mezz’ala destra, centrocampista offensivo)

Antonis è il miglior talento australiano dal punto di vista tecnico, le sue doti qualitative sono eccellenti (tant’è che fu acquistato dall’Everton, ma poi la FFA negò il trasferimento) e questa sembra essere la stagione della sua definitiva consacrazione dopo anni di attesa e di interesse (forse anche eccessivo) mediatico.
E’ dato come titolare nel Sydney, se regge fisicamente in futuro diventerà una stella per la nazionale australiana come poche se ne sono viste finora.

Mustafa Amini – 1993 – Central Coast Mariners (centrocampista offensivo)

Il giovane afro divenuto celebre in Australia dovrà aspettare la fine di ottobre per cominciare la stagione essendo stato vittima di un brutto infortunio qualche settimana fa, e avrà anche voglia di riscattarsi dopo il deludente Mondiale Under 20 disputato.
Le qualità del ragazzo sono indubbie (acquistato dal Borussia Dortmund di Klopp quest’estate,è in prestito ai Mariners per farsi le ossa prima del grande passo), è arrivato il momento di mostrarle con continuità per la definitiva maturazione.

Mark Birighitti – 1991 – Adelaide United (portiere)

Vedere che questo ragazzo estremamente talentuoso farà ancora il secondo dietro un comunque ottimo portiere come Galekovic fa rabbia.
Birighitti ha le potenzialità per fare una carriera sui livelli di quella di Schwarzer (e non è un’esagerazione), ma ha l’età che gioca a suo sfavore, e probabilmente dovrà aspettare un altro anno prima di poter esplodere.
Ma nel caso l’occasione arrivasse, prepariamoci ad assistere alle sue prodezze, che lo hanno portato ad essere il migliore insieme ad Oar nella spedizione colombiana con la nazionale under 20. Insistentemente cercato in estate da Hannover e Kaiserslautern.

Ben Kantarovski – 1992 – Newcastle Jets (centrocampista difensivo)

Se Ben tre anni fa avesse accettato l’offerta del Bayern Monaco con ogni certezza sarebbe già su un palcoscenico di tutt’altro livello, ma il giovane centrocampista dei Jets dovrà aspettare ancora prima di confrontarsi con livelli superiori. Titolare in prima squadra da quando ha 16 anni, ha giocato solo 45 partite in 3 stagioni a causa di ripetuti infortuni, e non ha avuto ancora la chance di mostrare le sue qualità in modo continuativo. Si spera che questa sia l’annata buona.

Marco Rojas – 1991 – Melbourne Victory (ala sinistra, trequartista)

La stella neozelandese che non ha bisogno di presentazioni ha solo il dovere di confermare tutto ciò che di buono ha mostrato la passata stagione, ma dovrà farlo con una maglia diversa, e più pesante, quella del Melbourne Victory.
Se Kewell giostrerà sul centro come sembra, Rojas avrà tutta la corsia di sinsitra per formare un attacco stellare con l’ex Liverpool e i costaricani Solorzano e Hernandez.
Tra tutti quelli nominati finora, è il più pronto, sia per esperienza (già in nazionale maggiore) che per maturità mentale per il grande salto in Europa.

Chiudiamo il nostro preview mostrandovi il video di come l’A-League ci ha lasciato l’anno, con l’epica finale tra Brisbane Roar e Central Coast Mariners.

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