SEA Games: le tigri ruggiscono ancora

Ancora una volta Malesia. Per la seconda volta consecutiva, sono le tigri ad aggiudicarsi il torneo disputato tra le nazionali under 23 dell’Asia del Sudest, grazie ad una drammatica vittoria in finale ai calci di rigore contro la deludente Indonesia, paese ospitante della manifestazione.

Il torneo

Tutti gli undici paesi della zona subcontinentale hanno preso parte alla manifestazione, per un totale di undici squadre suddivise in due gironi. Il Gruppo A, che comprendeva Indonesia, Malesia, Thailandia, Cambogia e Singapore, è stato vinto da Malesia ed Indonesia; il Gruppo B, composto da Vietnam, Filippine, Myanmar, Laos, Timor Est e Brunei, è stato vinto invece da Vietnam e Myanmar. Le semifinali sono andate come da pronostico: l’Indonesia ha superato per 2-0 il Vietnam, con i gol di Wanggai e Bonai, mentre la Malesia ha vinto solo all’85’ contro il super sorprendente Myanmar, grazie a Fakri. La finale, giocata al Gelora Bung Karno Stadium di fronte ad oltre 90,000 spettatori, sì è conclusa sull’1-1 ai supplementari (per l’Indonesia rete di Gunawan al 5′, per la Malesia pareggio al 34′ di Asraruddin, tutto nel primo tempo) ed ai rigori è stato decisivo il portiere malese Khairul Fahmi, che parato due rigori, regalando la vittoria ai suoi. Medaglia di bronzo per il Myanmar che ha schiantato 4-1 il Vietnam nella finalina per il terzo posto.

La partita

Come scontato, la partita più importante e suggestiva dell’intero torneo è stata la finale tra l’Indonesia e la Malesia, nazioni divise da un’acerrima rivalità. Le squadre si erano già incontrate nella fase a gironi, con la Malesia che era uscita meritatamente vincitrice per una rete a zero (decisivo al 17′ Syahrul). La finale però è tutta un’altra partita: l’Indonesia domina e passa in vantaggio dopo pochissimi minuti con un’incornata di Gunawan da calcio d’angolo, ma la Malesia riacciuffa il pari al 34′ con un gol abbastanza rocambolesco del terzino sinistro Asraruddin, giocatore che vanta ben 25 presenze nella nazionale maggiore. Il Team Garuda cerca di riportarsi in vantaggio, sospinto da un pubblico rumorosissimo, ma si deve arrendere alle prodezze di Khairul, vero man of the match dell’incontro. Ed il portiere del Kelantan FA (squadra del campionato malese) conclude in bellezza la sua splendida performance parando due rigori, dopo che la partita si era conclusa in parità al 120′. Ed ecco allora concretizzarsi l’ennesima delusione per l’Indonesia, il cui 2011, sia a livello senior che giovanile, è stato un completo disastro.

La sorpresa: il Myanmar

Senza ombra di dubbio, nessuno si sarebbe aspettato un torneo così positivo per il Myanmar. Da squadra materasso a rivelazione inaspettata: anzi, se non fosse stato per le parate del solito Khairul in semifinale, probabilmente la squadra dello svedese Hansson sarebbe pure approdata in finale, dove se la sarebbe giocata a viso aperto contro l’Indonesia. I calciatori burmesi hanno dimostrato di saper giocare a calcio, e anche da squadra: quattro vittorie (3-2 al Laos, 4-0 al Brunei, 5-0 alle Filippine, 1-0 a Timor Est) e un pareggio (0-0 col Vietnam, partita giocata per larghi tratti in inferiorità numerica) su cinque partite nel girone sono sicuramente un ruolino di marcia impronosticabile, quasi da schiacciasassi. E anche il 4-1 allo stesso Vietnam (stavolta in 11 contro 11) è un risultato che fa clamore, perchè negli anni la differenza tra le due nazionali è sempre stata piuttosto netta. Ed oltre alla bravura del ct Hansson, il Myanmar deve ringraziare Kyaw Ko Ko, a nostro parere il miglior calciatore dell’intera competizione.

La delusione: le Filippine

Gli Azkals hanno disputato un torneo di gran lunga al di sotto dell aspettative. Una squadra in cui erano presenti otto calciatori che militano tra Europa e Stati Uniti (si tratta della selezione con più calciatori militanti all’estero dell’intero torneo), doveva necessariamente fare qualcosa di più, ma molto di più. Gli uomini di Weiss hanno concluso con una sola vittoria, raggiunta al 93′ contro il Laos (risultato finale di 3-2) e addirittura quattro sconfitte, alcune delle quali clamorose (come contro Timor Est e Brunei), altre umilianti (il 5-0 dal Myanmar). Un netto passo indietro per il calcio del paese, che aveva mostrato segni di progresso evidenti e promettenti, con le recenti prestazioni della selezione maggiore.

Il talento del torneo: Kyaw Ko Ko

Il premio ufficiale di MVP del torneo è stato dato al centrocampista offensivo indonesiano Oktovianus Maniani, ma noi siamo di un altro avviso. Kyaw Ko Ko, 19enne attaccante del Myanmar e titolare stabile nella nazionale maggiore da diverso tempo, è sicuramente il giocatore che ha fatto intravedere talento e classe come nessun altro nell’intera competizione. Attaccante centrale, rapido, tecnico e dotato un buonissimo fiuto del gol (5 reti collezionati in 7 partite, con diversi assist), è stato un tormento continuo per le retroguardie avversarie, che non sono mai riuscite ad arginarlo (meraviglioso il gol del 4-0 alle Filippine, dove ha superato il diretto avversario con uno splendido sombrero). Il suo ct Stefan Hansson gli ha organizzato un provino per gennaio con un club svedese, l’Helsingborg, dove le qualità per poterci giocare non gli mancano. Per ora milita in patria, nello Zeyashwemye, club con il quale ha realizzato ben 20 gol in 18 partite di campionato.

Ma vale la pena nominarne altri

Oltre a Kyaw Ko Ko merita un’ulteriore menzione il portiere malesiano Khairul Fahmi, autore di diversi interventi decisivi e prodigiosi. Il ragazzo classe ’89 si contende con il thailandese Katwin Thammasatchanan (che non ha preso parte al torneo causa infortunio) il titolo di miglior portiere della zona. Inutile dire che una chance in Europa la meriterebbe anche lui. Ma paradossalmente il calciatore malese più interessante non è stato Khairul, ma il 17enne centrocampista centrale della squadra, il baby-fenomeno Nazmi Faiz: il ragazzo classe ’94 ha mostrato delle qualità assolutamente straordinarie per la sua età: precisione nei passaggi, tempi di gioco, senso della posizione, un portentoso tiro dalla distanza (da vedere il gol contro il Bahrein u23 nelle qualificazioni a Londra 2012, una sassata micidiale). Scout di tutta Europa, fate attenzione.
Anche l’Indonesia ha mostrato un paio di calciatori interessanti: su tutti Patrich Wanggai (5 reti nel torneo), definito il Nicolas Anelka locale, e Andik Vermansyah, centrocampista offensivo di 20 anni che avrà l’opportunità della vita con un provino offertogli dai Los Angeles Galaxy.

Note positive

Il ritorno del Brunei Dopo 10 anni di assenza, una selezione del paese torna a giocare in una manifestazione internazionale, scontata la squalifica imposagli dalla FIFA di 10 anni. Ed è stato un torneo più che positivo, con la selezione locale capace di conquistare 4 punti in 5 gare, grazie al 2-1 alle Filippine ed al 2-2 col Laos. Welcome back Brunei.

Tanti calciatori militanti all’estero E’ raro vedere in un torneo tra selezioni di questo livello e di questa zona del mondo così tanti calciatori che militano in campionati europei, statunitensi e perfino sudamericani (vedi Timor Est). In totale c’erano 17 giocatori tra Belgio, Germania (anche in 2. Bundesliga), Slovacchia, Brasile, Spagna, Olanda, Stati Uniti. Non si tratta di un risultato eccezionale, ma rispetto al passato è un piccolo passo avanti, certamente positivo.

Un insolito equilibrio Eccezion fatta per la Cambogia, il livello del torneo è stato molto equilibrato, con diverse partite tirate e dall’esito assai incerto. Segno che i paesi più “deboli” stanno avvicinandosi ai migliori attraverso un lento ma costante progresso, grazie anche all’introduzione di sistemi d’allenamento e di gioco derivati dai modelli europei, come accaduto per Myanmar, Vietnam, Laos e Singapore.

Note negative

La pochezza dell’Indonesia Non ci sono scuse, l’Indonesia avrebbe dovuto vincere il torneo a mani basse. L’unica nazione al mondo con una prima divisione composta da 36 squadre (fortunatamente suddivise in due gironi) non riesce a produrre calciatori di livello dignitoso. I motivi e le problematiche del paese sono risaputi, ma le premesse e le aspettative andavano comunque rispettate, soprattutto per i tifosi.

La Cambogia Ok, la Cambogia non sarà un paese rinomato per il suo livello di calcio espresso, ma è possibile che non si riescano a trovare almeno 11 calciatori decenti in un paese in cui il calcio è lo sport nettamente dominante? Il sistema calcio locale va completamente rifondato, perchè il livello tecnico mostrato dalla nazionale di Lee Tae Hoon è stato da film horror.

Rivalità troppo accese Quando si trovano di fronte Indonesia e Malesia più che calcio di solito si vede una guerra a suon di scarpate, calci, interventi killer, insulti, risse. E questo tipo di rivalità si riflette anche tra le tifoserie, dove gli incidenti sono all’ordine del giorno. E se forse gli animi venissero calmati da entrambe le parti, i due tifosi indonesiani morti nella ressa pre-finale davanti allo stadio, non avrebbero fatto la fine che hanno fatto. Il calcio è sport, non dimentichiamocelo.

A cura di Christian Rizzitelli

Pubblicato il dicembre 1, 2011, in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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