Archivio mensile:gennaio 2012

Inter, andiamo a conoscere gli avversari della tournée in Indonesia

Verso la fine di maggio, l’Inter di Claudio Ranieri partirà per l’Indonesia con destinazione Jakarta per disputare una serie di amichevoli contro delle selezioni locali, come ultimo appuntamento della stagione. E’ un’occasione irripetibile per i tantissimi sostenitori della Beneamata di nazionalità indonesiana, perchè per la prima volta potranno confrontarsi da vicino con i loro beniamini. Ma l’Inter, che avversari si troverà di fronte? E il popolo nerazzurro, che cosa deve aspettarsi da questa strana ma avvincente tournèe?

Indonesia, una nazione che vive per il calcio, ma…

Da diversi anni a questa parte il calcio ha seminato tutti gli altri sport per popolarità e passione tra il popolo indonesiano. Si potrebbe benissimo dire che l’Indonesia è un paese che vive per il calcio, e in certi casi lo dimostra anche troppo platealmente (è sovente vedere incidenti sugli spalti tra le tifoserie). Ma ciò nonostante, il Team Garuda (così la nazionale viene soprannominato dai supporters) e i vari club non hanno mai ottenuto risultati degni di nota, nè sembrano sulla strada giusta per provare a strappare qualche successo. Infatti tra questioni politiche (addirittura esistono due campionati di prima divisione con due federazioni totalmente distaccate l’una dall’altra!), mancanza di strutture adeguate, soldi spesi male e completa inesistenza di progetti a lungo termine su basi solide, l’Indonesia continua a sprecare il proprio patrimonio umano collezionando delusioni. Ultime in ordine cronologico la sconfitta in finale contro gli acerrimi rivali della Malesia nei SEA Games (competizione giocata in casa, fra l’altro) e l’en plein di 5 ko su 5 partite nel terzo turno di qualificazione ai Mondiali in Brasile.

Gli avversari: la nazionale e la selezione Best XI

Nella sua tournèe l’Inter giocherà due partite: la prima contro la nazionale indonesiana (non si è ancora ben capito se la nazionale maggiore, o under 23), la seconda contro una selezione dei migliori calciatori del campionato (sarebbe più corretto dire “campionati”) locale.
Sono entrambe due partite semplici sulla carta, anche se l’atmosfera dello stadio in cui disputeranno gli incontri, il Gelora Bung Karno Stadium, impianto da 88,000 posti capace di creare un’atmosfera incredibile in ogni circostanza, può sempre risultare una fattore a favore degli uomini Aji Santoso.
L’avversario più ostico dei due è sicuramente la selezione dei migliori undici del campionato, che comprenderà diversi giocatori stranieri, soprattutto africani, australiani ed europei a fine carriera.

Andik Vermansyah: il Messi indonesiano

L’unico giocatore che potrebbe creare problemi all’Inter è il giovane Andik Vermansyah, conosciuto in patria come il Messi d’Indonesia.
L’accostamento, sebbene molto azzardato, rispecchia notevolmente la considerazione che i media locali e gli appassionati del calcio indonesiano hanno sul ragazzo classe ’91.
E’ il classico giocatore molto stile-sudamericano, rapido con la palla tra i piedi, veloce in accelerazione, minuto fisicamente, brevilineo e molto tecnico con entrambi i piedi.
Nell’ultima sessione di mercato, che a breve si concluderà, è stato oggetto d’interesse di squadre come Benfica, Porto, Los Angeles Galaxy e Novara. Potrebbe trattarsi del primo, vero, espatriato calciatore indonesiano in Europa (l’altra speranza è il 18enne Arthur Irawan, attualmente nella Cantera dell’Espanyol), anche se il suo status di extracomunitario è un ostacolo difficile da superare che lo costringe a rimanere al Persebaya Surabaya. E viene anche da sorridere se pensiamo che il miglior talento del paese da bambino vendeva ghiaccio per le strade per potersi permettere di realizzare il suo sogno.

Una terra fertile per il marketing

L’Indonesia è una terra molto fertile per il marketing delle migliori società calcistiche europee. Rare amichevoli del genere vengono viste come eventi nazionali per poter dimostrare all’Europa il proprio valore e per permettere ai fans di osservare da vicino e dal vivo i loro idoli. Ma come l’Indonesia, anche altri paesi dell’ASEAN (il Sudest asiatico) calzano a pennello sotto quest’aspetto, come Thailandia e Malesia. Organizzare più spesso eventi del genere porterebbe benefici da ambo le parti. Che sia l’inizio di una lunga serie?

A cura di Christian Rizzitelli

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A-League, la situazione a dieci turni dal termine

Sebbene sia prevista per questo fine settimana la sedicesima giornata, considerando i vari match infrasettimanali la maggior parte dei club dell’A-League ha già disputato 17 partite, il che significa che il campionato ha abbondantemente superato il suo giro di boa.
Con soli dieci turni al termine della Regular Season prima delle entusiasmanti finals, andiamo ad analizzare quella che è stata finora la settima stagione del massimo campionato australiano.

La classifica: dominano i Mariners

Dominatore incontrastato è stato il Central Coast Mariners del mago Graham Arnold, allenatore diventato ormai leggenda per il club gialloblu. La franchigia del New South Wales ha collezionato 37 punti, nove in più della seconda classificata, il Brisbane Roar, fermo a quota 28, dominatore della passata stagione.
E proprio il Brisbane aveva incominciato il campionato in maniera straordinaria, con 6 vittorie e 2 pareggi nelle prime 8 giornate, striscia che aveva permesso agli Orange di superare il record di gare consecutive senza sconfitta tra tutti gli sport del paese, superando il record della squadra di rugby dell’Eastern Suburbs risalente addirittura a 76 anni fa, con 36 match di fila senza mai perdere. E proprio dopo lo storico traguardo, gli uomini di Ange Postecoglou hanno staccato la spina, perdendo addirittura le successive cinque partite, lasciando così la strada spianata per la vetta al Central Coast, che nelle ultime 14 partite disputate ne ha vinte undici, pareggiandone tre.
La forza della squadra di Arnold non sta solamente in una grandissima organizzazione collettiva, permessa dallo spirito di sacrificio e abnegazione di ogni giocatore, ma soprattutto nel coraggio che l’ex allenatore dei Socceroos ha avuto nel lanciare i giovani: infatti i punti di forza dei Mariners sono tutti giocatori giovanissimi ma estremamente talentuosi, tra cui spiccano il portiere Matt Ryan, un ragazzo nato nell’aprile 1992 con alle spalle già 46 partite ufficiali, il centrocampista offensivo Mustafa Amini, stella assoluta di 18 anni in prestito dal Borussia Dortmund, l’attaccante di origini nigeriane Bernie Ibini Isei, anche lui 19enne ma capace di fare reparto da solo nella squadra, tant’è che è stato designato da molti come l’erede naturale del Dukes, il mitico Mark Viduka. Quest’ultimo paragone è forse un pò azzardato, ma spiega bene di che livello sia il materiale tecnico a disposizione dell’allenatore gialloblu.

Le grandi deluse: il Melbourne Victory

La stagione della squadra più titolata in Australia è stata fin qui disastrosa. Nonostante l’arrivo della leggenda Harry Kewell, il club ora sotto la guida di Jim Magilton ha ottenuto risultati oltremodo deludenti, con soli 19 punti raccimolati in 16 partite. Decisamente troppo poco per la rosa a disposizione, ma i dati diventano ancora più allarmanti se sottolineamo le 5 sconfitte su 7 partite giocate in trasferta e le sole 3 vittorie su 9 gare tra le mura amiche. Risultati che hanno portato all’esonero del manager con il quale i Victory avevano cominciato la stagione, Mehmet Durakovic, il cui apporto è stato davvero nullo o quasi alla causa della squadra. La società spera che con un uomo col carisma di Jim Magilton le cose possano cambiare, ma la missione dell’ex tecnico dell’Ipswich è tutt’altro che semplice. Nonostante tutto, il Melbourne Victory ha la fortuna di giocare in un campionato estremamente equilbrato come l’A-League, e le Finals sono distanti pochissimo. Ma serve immediatamente invertire la tendenza.
Alla lista delle squadre deluse bisogna aggiungere il Gold Coast United. La squadra di Miron Bleiberg è ultima in campionato, ma la stagione è ancora salvabile. Ciò che condanna la franchigia del Queensland non sono tanto i risultati sul campo, ma l’approssimativa gestione societaria del ricchissimo proprietario Clint Palmer che costringe la squadra a giocare praticamente a porte chiuse, dato che lo Skilled Park è sempre deserto, ed è l’unico stadio del campionato ad avere una media spettatori davvero bassa. Per non rovinare l’immagine del campionato e per non diventare la terza società dopo New Zealand Knights e North Queensland Fury a sparire dalla competizione, sono necessari interventi urgenti per sistemare la situazione.

Un equilibrio sottilissimo

Ciò che caratterizza questa stagione dell’A-League è un sostanziale equilibrio. Tra l’ultima della graduatoria, il Gold Coast United, e la sesta classificata (ultima piazza disponibile per i play-off), il Sydney FC, ci sono solamente sei punti di distanza, un divario piuttosto ristretto considerando che mancano dieci giornate al termine.
Se non ci fosse il Central Coast Mariners, che vola spianato verso la Premiership, si tratterebbe del campionato più equilbrato di sempre. Ma occhio alle sorprese, perché in partite come quelle delle fasi finali, che sono gare secche, non sempre il più forte riesce a spuntarla. E il bello è proprio questo.

AFC Champions League 2012: cosa aspettarci?

Per la prima volta da quanto l’Australia è membro dell’AFC, saranno tre e non due le squadre partecipanti alla massima competizione continentale: Brisbane Roar, Central Coast Mariners e Adelaide United, le prime tre classificate nella stagione passata. Il Brisbane non avrà un girone particolarmente complesso, con Bejing Guoan, FC Tokyo e Ulsan Hyundai, mentre sarà più dura per il Central Coast Mariners, che se la vedrà con Nagoya Grampus, Tianjin Teda e Seongnam. Infine l’Adelaide United giocherà contro Bunyodkor, Gamba Osaka e la vincitrice tra Buriram PEA e Pohang Steelers, in un girone difficile ma non impossibile per gli uomini di Kosmina.
Non essendoci altre competizioni di spessore quest’anno, tutte le speranze calcistiche del 2012 dell’Australia sono rivolte alle performance nella AFC Champions League, sperando che si riesca finalmente ad ottenere qualche risultato di prestigio, dato che, fatta eccezione per l’Adelaide United nel 2008, le squadre australiane sono sempre state deludenti nella manifestazione.

A-League 2011/2012 – Classifica

Central Coast Mariners 37
Brisbane Roar 28
Melbourne Heart 25
Wellington Phoenix 24
Perth Glory 22
Sydney FC 20
Melbourne Victory 19
Adelaide United 19
Newcastle Jets 18
Gold Coast United 14

Team of the Season (17 giornate)

Ryan
Bojic Zwaanswijk Durante Behich
Fred Amini M.Thompson
Nichols Berisha Dugandzic

Sostituti:

Covic
Franjic
Wilkinson
Muscat
Halloran
Antonis
A. Thompson

Coach:

Graham Arnold

A cura di Christian Rizzitelli

El Atletico Madrid mira a Tailandia

Se mueve en directiòn asiatica el mercado de l’Atletico Madrid, este enero. Como està escrito en el periòdico tailandés Khaosod, el club de Simeone està mirando a los dos jugadores tailandéses, Kawin Thammasatchanan y Teerasil Dangda, ambos del Muangthong United y en el equipo nacional dirigido por Winfried Schafer. “Claro que son fundamentales para nosotros, pero no es nuestra intenciòn parar el crecimiento del fùtbol tailandés evitando que vengan a jugar en Europa. Si llegarà la oferta justa, estamos dispuestos a su salida.” asì dice el club dirigido por Robbie Fowler. Dangda ja ha tenido una experiencia en Europa con el equipo inglés Manchester City, pero sin jugar en los partidos oficiales.

Si quieres leer esta noticia en italiano: http://www.bundesligapremier.it/?action=read&idnotizia=3650

Cambogia, il lavoro sui giovani tra amichevoli domestiche, accademie e…Cannavaro

I recenti disastri riportati ad ogni competizione disputata hanno costretto la federazione cambogiana ad una vasta revisione tecnico-organizzativa, con la speranza di ottenere risultati migliori già a partire dall’anno appena cominciato. Vediamo insieme le modifiche ed innovazioni apportate dalla CFA tra partite domestiche, varie scuole accademiche ed arrivi eccellenti, che ci riguardano da vicino.

Obiettivo Suzuki Cup 2012: amichevoli e preparazione

Il grande obiettivo (al momento utopistico) della federazione cambogiana è la qualificazione della nazionale maggiore alla Suzuki Cup, la massima competizione tra nazionali della Asia sudorientale che si terrà in Malesia e Thailandia nel dicembre prossimo.
Per presentare una squadra quantomeno accettabile al torneo di qualificazione che si svolgerà solamente un mese prima della manifestazione in Myanmar, è iniziata una fase di preparazione che coinvolgerà ogni rappresentativa nazionale cambogiana, sia senior che under, per aumentare il quantitativo di talento a disposizione del ct coreano Lee Tae Hoon, indipendentemente dall’età dei calciatori.
La prerogativa è semplice: giocare il più possibile per creare meccanismi funzionanti e per favorire il gioco di squadra.
Lee Tae Hoon deve però trovare il giusto equilibrio per i suoi giocatori, che, non va dimenticato, sono divisi tra club e nazionale. Infatti molti di loro, ad esempio, salteranno la preparazione al campionato cambogiano per disputare una serie di amichevoli sotto la sua guida contro squadre della terza divisione locale, non proprio una scelta azzeccatissima.

Le academies

Novità interessanti si stanno verificando anche sul fronte dei settori giovanili dei club, le cosiddette academies.
I ragazzi (in molti casi possiamo tranquillamente dire bambini, viste le età) giocano molte più partite durante l’anno che durano più a lungo (40′ a tempo dagli under 13!) e fanno tornei internazionali nei paesi vicini (Vietnam, Laos, Myanmar), per confrontarsi con realtà calcistiche tecnicamente migliori, che permetteranno loro di acquisire un bagaglio di esperienza più ricco.
Le squadre giovanili dei club più importanti (come il Phnom Penh Crown) giocano inoltre diverse amichevoli contro avversari d’età superiore, per prepararsi ed allenarsi ad affrontare difficoltà sotto l’aspetto fisico, lo storico tallone d’Achille dei paesi sudest asiatici.

Marketing: ecco Cannavaro!

Le indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi sono state confermate: Fabio Cannavaro sbarcherà in Cambogia l’8 gennaio per un’iniziativa a favore del calcio locale.
L’ex difensore della nazionale campione del mondo di Germania 2006 rimarrà in terra cambogiana per due giorni, dove, oltre a svolgere varie attività di marketing nelle migliori boutiques del paese, passerà buona parte del suo soggiorno nei panni di allenatore ad insegnare calcio a dei ragazzini, presumibilmente all’Olympic Stadium di Phnom Penh, l’impianto sportivo più all’avanguardia della Cambogia.
I media locali sono ovviamente in subbuglio ed estremamente impazienti: mai un calciatore col titolo di campione del mondo era sbarcato nel paese, si tratta di un evento unico nel suo genere che risulterà efficace e soddisfacente per la promozione di questo sport.

In conclusione possiamo affermare che il movimento calcistico cambogiano sta lentamente progredendo, nonostante i passi da fare prima di un’effettiva crescita siano ancora giganteschi.
Si tratta pur sempre di un inizio, e noi ci auguriamo che col tempo la Cambogia potrà cogliere qualche frutto dal suo lavoro.

A cura di Christian Rizzitelli

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