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All’alba di una nuova era: la rinascita del Myanmar dopo cinquant’anni di oblio

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Il Myanmar degli ultimi tempi è una squadra coraggiosa, volenterosa e tanto affamata, come le numerose tigri che popolano le sue lussureggianti e sterminate foreste. Il paese ha voglia di riscatto, dopo oltre cinquant’anni passati nell’oblio e nel dimenticatoio del calcio continentale, del quale un tempo è stata tra le massime e più brillanti esponenti.

Naturalmente, la gente di quella che fino a poco più di vent’anni fa era nota a tutti come Birmania ha avuto ben altro di cui preoccuparsi in quel travagliato periodo, che dello scarso successo della propria nazionale di calcio da metà del secolo scorso in poi. La spietata dittatura militare sotto la quale il popolo birmano è stato costretto a vivere dal 1962 ha oppresso ogni libertà individuale ed ha impedito ogni iniziativa che non provenisse dagli alti ranghi del regime in qualsiasi ambito, da quelli politico ed economico sino ad ogni aspetto culturale, che dei primi due rappresenta la naturale ripercussione sulla società. In questo senso, il declino calcistico del Myanmar è stato frutto di quello del paese, causato da un regime che non ha mai tollerato alcun atteggiamento che si scostasse anche solo un minimo dalle direttive della giunta al potere.

Ma adesso, tutto questo sembrerebbe – il condizionale è d’obbligo – appartenere al passato. Con il passaggio di consegne tra il generale Than Shwe – superstizioso leader tristemente noto per la sua crudeltà nel reprimere ogni forma di dissenso e per i trattamenti disumani che i suoi uomini hanno sempre riservato ai prigionieri politici – e il suo successore Thein Sein, il governo birmano si è aperto ad una serie di riforme tese ad evolvere il paese in senso democratico. Indubbiamente si tratta di una transizione che richiederà molto tempo, visto che la popolazione birmana deve risollevarsi da quasi mezzo secolo di oppressioni, e già non mancano le prime controversie del nuovo governo, come il durissimo ostracismo del nuovo premier nei confronti della minoranza musulmana di Rohingya, sistematicamente perseguitata per volontà dello stesso Thein Sein, il quale si è reso anche protagonista di una serie di inquietanti uscite a stampo razzista che hanno fatto severamente preoccupare la comunità internazionale.

La strada è però ormai tracciata, ed in fondo a questo tunnel che la Birmania ha impiegato quasi cinquant’anni a percorrere si vede un barlume di luce, simbolo della speranza alla quale si aggrappano le oltre sessanta milioni di persone che abitano questa terra del Sudest asiatico. Ed è qui che entra di scena il calcio. Uno dei miglioramenti più evidenti che preludono alla nuova era democratica birmana – e andato parallelo con la svolta politica e sociale – è rappresentato dai progressi del mondo sportivo birmano, con il calcio in primis. Gli ‘Angeli Bianchi‘ della nazionale del Myanmar sono ancora molto lontani dal poter emulare i propri connazionali che conclusero al secondo posto la Coppa d’Asia del 1968 dietro all’Iran (che avevano sconfitto due anni prima nella finale dei Giochi Asiatici, successo che ripeteranno nel 1970 e che sarà accolto con festeggiamenti in tutto il paese) e, a dire il vero, rimangono piuttosto distanti anche solo da un’eventuale qualificazione al massimo torneo continentale, del quale quella del 1968 rimane l’unica partecipazione. A conferma di questo, c’è anche il fatto che attualmente la nazionale birmana occupa solo la posizione numero 163 del Ranking FIFA, dietro a Ciad, Lesotho e Isole Salomone, e nove posti dietro Tahiti.

Il futuro del calcio birmano, post Golden Generation degli anni sessanta, però, non è mai stato così promettente come ora. In particolar modo, dopo la creazione della Myanmar National League (MNL) nel 2009, il primo campionato professionistico nel paese, il livello tecnico e le prestazioni sia della nazionale maggiore che di quelle giovanili, sono aumentati considerevolmente. Il risultato più evidente di questa crescita è stato dato dalla qualificazione della selezione under-22 alla Coppa d’Asia di categoria. Nemmeno il ct Park Sung-Wha, 92 presenze e 28 reti con la nazionale sudcoreana tra il ’74 e l’84, lo avrebbe mai pensato, come dichiarato al Myanmar Times al termine della deludente preparazione della sua squadra svoltasi nella sua terra natale, nella quale il Myanmar perse tutte e cinque le amichevoli disputate contro squadre universitarie coreane. “Il Myanmar non ha avuto alcun modo di battere le squadre sudcoreane. Loro [gli avversari] erano solo selezioni composte da studenti universitari ma la qualità tecnica era [già] troppo differente. I ragazzi devono rendersi conto di quale sia il loro livello e combattere di più”.

Detto, fatto. Nonostante i dubbi di ct Park (“sarà ancora molto difficile che il Myanmar si qualifichi; dobbiamo battere Malesia, Vietnam e Taipei Cinese, e sto pensando a come vincere contro queste squadre”), i giovani birmani hanno concluso imbattuti la campagna di qualificazione, con quattro vittorie e un pareggio. Le tanto temute selezioni sopracitate sono state tutte superate (il Vietnam per 3-1, Taipei Cinese con un roboante 6-2 e la Malesia 2-1 nell’ultimo turno del girone), e Park è stato persino testimone del pareggio a reti bianche contro la quotatissima Corea del Sud, che sì schierava calciatori provenienti da squadre universitarie, ma rimaneva pur sempre la super favorita del girone, che ha poi concluso in testa a pari merito con il Myanmar. Da aggiungere c’è poi anche il 5-1 alle Filippine. Una campagna trionfale.

L’aver disputato le gare tra le mura amiche del Thuwunna Stadium è stato un fattore chiave. Ma senza le prodezze di giovani come Kyaw Ko Ko e Kyi Lin, solo per citarne due, sarebbe stato difficile. Questa nuova generazione costituisce anche l’ossatura della nazionale maggiore, tanto che nella squadra convocata da Park per le qualificazioni alla Challenge Cup del 2014 (torneo per nazionali minori asiatiche, il cui vincitore stacca un biglietto per la prossima Coppa d’Asia del 2015 in Australia) c’erano solo cinque giocatori su 23 con età superiore ai ventitre anni. Se buon sangue non mente, ci sarà molto da aspettarsi dal Myanmar degli anni a venire. Un’altra dimostrazione è arrivata proprio dalle qualificazioni alla Challenge Cup. L’esperienza di due anni fa fu fallimentare, il Myanmar non riuscì nemmeno a qualificarsi raccogliendo un solo punto (1-1 con le Filippine) perdendo contro il Bangladesh per 2-0 e la Palestina per 3-1. Tutte partite disputate in casa, anche se l’affluenza di pubblico fu modesta; il picco fu raggiunto nella gara contro il Bangladesh alla quale assistettero solo 3,000 spettatori. Ma quella era, ormai, un’altra epoca. Per fare un’idea, la gara dell’under-23 contro la Corea del Sud fu vista da oltre 28,000 persone. Il pubblico ha risposto presente al nuovo corso intrapreso dalla nazionale. E il Myanmar non ha deluso, anzi, ben pochi si aspettavano che la squadra potesse vincere il girone con India, Taipei Cinese e Guam. L’ostacolo indiano veniva considerato quasi insormontabile, a maggior ragione dopo il deludente 1-1 di Myanmar contro Taipei Cinese (risultato, in realtà, maturato solo nel finale a causa di un rigore inesistente assegnato agli ospiti e trasformato da Lee Meng-chian). Il Guam era invece stato agevolmente superato per 5-0 nel primo incontro.

Contro tutti i pronostici, però, un goal di Soe Min Oo, classe 1988, tra i più anziani della banda, è bastato a decidere l’incontro sancendo un’insperata qualificazione. Insperata per tutti coloro che credono che il Myanmar sia lo stesso di due anni fa. Al tempo, era inconcepibile pensare di poter sconfiggere una selezione che solo nel 2011 aveva persino preso parte alla Coppa d’Asia (l’India). Ora è realtà, eccome. E le attese per vedere come il Myanmar si comporterà alla prossima Coppa d’Asia U-23, alla Challenge Cup che vale la Coppa d’Asia, e all’edizione del massimo torneo continentale U-19 del 2014, alla quale è già qualificato in quanto paese ospitante, crescono vertiginosamente.

Chiaramente, questo percorso è stato costellato anche da qualche intoppo. Ed era inevitabile. Su tutti la Suzuki Cup, sentitissimo torneo che coinvolge le nazionali del Sudest asiatico, dove il Myanmar è stato eliminato alla prima fase con un solo punto in tre gare, maturato in un 1-1 contro il Vietnam. Il 4-0 subito dai rivali della Thailandia, poi, è stato un risultato molto pesante da digerire. Ma è normale che una squadra con così poca esperienza trovi delle difficoltà. L’importante è imparare la lezione, e il Myanmar ha dimostrato nella Challenge Cup di avercela fatta brillantemente.

La rinascita della terre delle tigri ha suscitato nuovi interessi dall’estero per i calciatori del paese. Su tutti, Kyaw Ko Ko, attaccante classe ’92, ha dimostrato di saperci fare per davvero, tanto da guadagnarsi l’interesse di Norimberga e Helsingborg. Per ora rimane in patria, con lo Yangon United, ma è molto probabile che il prossimo passo della sua carriera sia all’estero, come minimo in qualche campionato asiatico di livello superiore. Discorso analogo vale per Kyi Lin, messosi in luce alla Suzuki Cup e alla relativa campagna di qualificazione, che secondo alcuni rumours avrebbe attratto dei club giapponesi. Adesso si parla di un possibile trasferimento nella Malaysia Super League, il campionato malese, ma l’esterno birmano coetaneo di Kyaw Ko Ko merita sicuramente molto di più. Anche perché la differenza tra Myanmar e Malesia, ormai, non è nemmeno tanto marcata. Come invece lo era due anni fa.

Il primato incontrastato di Suk Bahadur, quello unanimemente considerato il miglior calciatore che la Birmania abbia mai prodotto, visto il suo ruolo di autentica stella della Golden Generation degli anni tra il 1950 e il 1970, potrebbe essere messo in discussione in un futuro prossimo. Certo, il Myanmar è solo all’inizio, e ne passerà di tempo prima che tornerà ad essere competitivo con Corea del Sud e Iran, come in quei gloriosi anni. Non è neanche detto che accada di nuovo. Ma, se il buongiorno si vede dal mattino, il paese, tra gli sforzi verso la democrazia e la conseguente rinascita sportiva, potrebbe davvero essere all’alba di una nuova era.

Christian Rizzitelli

EXCLUSIVE – From the Netherlands with love: Tuvaluan heroes Alopua Petoa and Vaisua Liva speak on their unbelievable European experience

By Christian Rizzitelli

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October 5, 2012 was one of the days that Tuvaluan people would have never thought to live. A country with just 10,544 dwellers (according to the last census in July 2011), and extremely isolated from the rest of the world, has little chance of getting noticed in a continent like Europe, especially if we’re talking about football, many of you would think. However that day, this apparently unrealizable thing occurred for real. Two little known boys from the tiny island, Alopua Petoa and Vaisua Liva, managed to fly to the Netherlands for a three-month internship with VV Brabantia, a Dutch club currently playing in the country’s sitxh division, thanks to the superhuman work from the Dutch support Tuvalu, an ambitious foundation whose target is to make Tuvalu a member of the FIFA in a few years.

We asked Frank Westerink, a member of the association’s team, our questions, to discover how things have gone so far for the boys, who couldn’t have answered themselves as their English is still improving.

Describe how things have gone so far  for Alopua and Vaisua in the Netherlands.

Both Alopua and Vaisua are very happy so far. They really gained a lot of new experience. They saw sheep for the first time! It’s getting colder and colder in Eindhoven [where they’re currently living] so they both have to get used to that. They even had white smoke coming out of their mouths without smoking! Football also is going good. Alopua and Vaisua are both getting better and better and are really part of VV Brabantia B, they even had the chanse to play with the first team and they made a lot of new friends at the club.

How have they settled down in the Netherlands? Was it easy to adapt to a completely different environment from Tuvalu?

Alopua and Vaisua have adapted to their new enviroment quickly. They gained a lot of new experience but were well looked after by people from the Foundation Dutch support Tuvalu and their football club VV Brabantia. With their personal guides they have all the possibilities to enjoy Eindhoven as much as possible.

What do they miss of their country?

Alopua and Vaisua do miss Tuvaluan fish! In Tuvalu everybody eats fish every day, in Eindhoven they eat a lot of other things. They miss the nice weather as well. It’s too cold in Eindhoven in autumm and winter, and of course Alopua is missing his girlfriend in Tuvalu.

What Tuvaluan people thought when they left for this new extraordinary experience?

In Tuvalu people were very proud and concerned. Proud because they would be the first men to go to the Netherlands to play football, for both of them it’s a huge experience. People were so happy and are hoping many more will follow. The football association, the government and the people of Tuvalu are following almost every step the boys are making.

But also they were concerned as well for the safety of the boys. The football club and the Foundation DsT were able to gain the trust of the people of Tuvalu and then they could eventually come to the Netherlands. 

Which is the thing they appreciate most of football in the Netherlands?

The high level and the high speed. In Tuvalu football is at a good level but is played with a slow speed, mostly because of the bad condition of the football field. The field and the accomodation are of a high level as well at VV Brabantia, it’s almost perfect. Their coaches and team mates give them many advice as well, they do appreciate that a lot. Everybody is trying to make them better players.

Which has been their greatest moment since arriving at Brabantia

There have been many great moments. They played against FC Eindhoven, a professional Dutch club of the Eerste Divisie, they have been skiing and went to a match of PSV. The stadium was full with 40,000 people, while Tuvalu only has about 12,000 habitants [they saw more people in just a stadium than in their whole country!]. Of course they have been visiting some bars in Eindhoven as well with their teammates and they spent with them great evenings.

Did they meet some Dutch people who had already heard of Tuvalu? If yes, what do they think about the country?

There are really just a few people in the Netherlands who know about Tuvalu. Everybody of VV Brabantia knows a little bit about Tuvalu but most of them became interested when they knew Alopua and Vaisua were coming to Eindhoven. People at the gym of Vaisua and Alopua knew a little bit as well. Most people do know that Foppe de Haan was head coach of Tuvalu last year for a few weeks. In general this has been hugely new in the Netherlands. 

Which is the biggest difference between them and the Dutch players they’ve been playing with?

Of course the biggest difference is the language! The thing that is most in common is the passion for football. Vaisua and Alopua are playing in a team of their own level. They get challenged by some players that are better, of course, but there is not much difference between Dutch players and them. There is one big difference for the clubs: in the Netherlands football clubs have many teams, for youth, women and men, while in Tuvalu most clubs only have two or three teams. 

What Tuvalu football should do to improve their game?

Right now the most important thing is a new football field. The Tuvalu stadium has a terrible field, if it has rained a lot the pitch can’t be played at all. The field at VV Brabantia is made of artificial turf and is great to play at. It gives the players the change to play the best possible and it makes the game faster.

Besides that it’s important that the youth of Tuvalu are going to play football, both at school and at clubs. The real skills get developed during the youth and many Tuvalu players haven’t played enough football during while being young.

What needs to be done to spread a football culture in Oceania in their opinion?

There is already a football culture in Oceania but for the smaller countries it’s difficult to set up football as one of their most important sports. For countries like Australia and New Zealand is far easier. However the recent results of  Tahiti are fantastic for Oceania, they will play at the Confederations Cup, an amazing result for them and the continent. For the smaller Pacific islands these results are important, as there is a big competitions with other sports like Rugby. However with time the best sport will get the most attention.

What do they do in their spare time in the Netherlands?

Alopua and Vaisua are very often in the gym. They are trying to gain more and more muscles! They do play a lot of football games at the Play-Station as well and they even went skiing, for both it was the first time. They felt like robots with the ski boots on!

If you had the chance, would they come back to Tuvalu of would they stay in Europe? Why?

Both of them would go back to Tuvalu. They would like to visit Europe again but Tuvalu is their home and that’s important in their country and culture. The families of both the boys live there and the girlfriend of Alopua also lives in Tuvalu. Both of them have an important role now as they’re promoting football on the islands.

Check Alopua and Vaisua’s progress and their amazing adventure in this mini TV series, from the Tuvalu National Football Association’s official YouTube channel! http://www.youtube.com/user/footballtuvalu

Introducing Georges Gope-Fenepej, New Caledonia’s football hope in Europe

Just a few days ago it was announced that New Caledonia international star Georges Gope-Fenepej has penned a one-year deal with newly-promoted club Troyes AC in Ligue 1, France’s top tier.

It’s the second Pacific player that manages to sign for a professional club after the Nations Cup, with the first being Solomon Islands’ Benjamin Totori, who will ply his trade in the Australian A-League with New Zealand franchise Wellington Phoenix.

But many ask if things can go even further. Will Gope-Fenepej be able to affirm his abilities in one of Europe’s biggest leagues?

Certainly the guy has plenty of talent to show. His performances at last year’s Pacific Games and in the most recent edition of the OFC Nations Cup allowed him to make a name for himself around all the continent. But Europe is a totally different stage from Oceania and many others local stars didn’t have the best outcomes they wanted in their brief experience on the global stage, as it happened to Georges’s brother John, who played for Bolton Wanderers in England and for Nantes and Creteil in France, collecting only a hanfdul of presences over three years.

However Georges’s credentials for this huge chance in Europe seem more hopeful to make him a consistent player in France. Since now, of the few Caledonians who played professional, only Christian Karembeu and Antoine Kombouaré were successful. There are no reason whereby he couldn’t be the third.

Characteristics

Gope-Fenepej is a striker who plays mainly as a deep-lying forward. Technically he is miles ahead his fellow Caledonians teammates and probably all the others attacking players from the Pacific Islands. His touch is very precise and soft, which allows him to have a much better accuracy when trying to shoot, especially from close range where he rarely fails to strike down with his right foot, or passing the ball.

Georges’s powerful physicality also allows him to be dangerous on air, and this is why he can play also as a target man. His rugby player-like body, as for many other Oceanian players, strenghtens his means to free himself from the opponent defenders, despite he feels more comfortable with the ball at his feet.

Therefore Waddle, that’s his nickname among New Caledonia fans, has the rare ability of combining both technical and physical skills. Reaching this kind of high level of football despite being grown up only in Oceania points out how much innate talent he must have.

However Georges’s biggest limits are athletic. He’s not very fast and the completely different pace of a competition like the Ligue 1, compared to the Oceanian’s, could prove a very tough challenge to take on.

Consequently he could probaby expose his best if playing as a second striker. Between midfield and attack he can find more space than in a stationary position and could create chances for his team with passes or move more freely with less pressure. On the other hand he could be a good option upfront with his killer instinct, as forwards don’t necessarily need a great amount of speed for scoring goals. But there he wouldn’t find the space he requires to maximize his team’s profit with his technical skills. Much will depend on Troyes’s way of playing attacking football.

Notwithstanding his lack of speed he’s sure to last the whole game on the pitch as New Caledonia humid climate and Oceanian lofty temperatures generally imply high resistance and hard efforts.

Thus Troyes have a great tool in Gope-Fenepej. Their fans can’t expect too much from him immediatly as he need to adapt to a completely different level of the game, but after that he’ll be capable of showcasing his abilities in the right circumstances.

International career and data

Georges Gope-Fenepej started to obtain a reputation in the continent after his bursting performance in the 2011 South Pacific Games won by New Caledonia where he scored 7 goals in 5 matches, despite not playing in his team’s demolitions over Guam (9-0) and American Samoa (8-0), against which he could have certainly added even more to his tally.

But his definitive explosion occurred in June’s Nations Cup, particularly in the unpredictable 2-0 win in the semifinal against Oceania powehouse New Zealand, where he sealed the success with a delicious 93th minute goal.

Now he counts 9 goals in 11 appereances with his national team, but he doesn’t seem to stop right now.

Video highlights:

A star in the making: interview with Nepal international sensation Rohit Chand

20-year-old centre-back Rohit Chand is by far Nepal‘s most promising talent in many years. He made headlines in his country when teams such as Arsenal, Tottenham Hotspur and Rangers showed interest in him after his sensational performance in the 1-1 draw against Jordan with the national team on the road to the 2014 World Cup.

1) When did you start playing football and how have you become a professional footballer so quickly in Nepal?

I started playing football at the age of 12. I used to play football in my home town Surkhet (a small town in Nepal). At the age of 13 I was selected in ANFA ACADEMY, the only football academy for youth players in the country. My tour in Iran with the U-16 national team in 2008 was the turning point of my career. At the age of 16 I was called up to the senior national team even though I hadn’t played any games both at club and U-19 team’s level. Getting a chance to serve my country helped me to start my professional football career quickly in Nepal.

2) Which are the biggest differences between playing in India and in Nepal?

I think the Nepal football league is still like at amateur level while the I-League is more like a semi-professional league. The I-League is far more better than the Nepalese one in both financial aspects and infrastructures.

3) Are you satisfied with your improvements as a footballer since playing in the I-League?

Of course I am well satisfied. I got good pitches, experienced coaches and more facilities to improve my football skills then in Nepal. Definitely I grabbed more improvements while playing in the I-league.

4) Do you think there are other Nepalese players who could play in the I-League?

Yes, I think there are some players in Nepal who have the deserving quality to play in the I-League. For example Sandip Rai, Bharat Khawas, Kiran Chemzong and Biraj Maharjan could all play in India’s top flight.

5) What can you reveal us about Lille, Rangers, Kettering Town, Tottenham and Arsenal’s interests in you?

If I got a chance for trials I would be very happy! Past is past…eheh.

6) Where would you like to play abroad?

My target is to play in Europe top fight’s clubs.

7) Why was Nepal’s AFC Challenge Cup campaign so disappointing?

Yeah it was quite disappointing for me and my country as well, probably because we had lack of friendly matches and because we didn’t have enough time to prepare well for the competition.

8) What are your best memories about former national team coach Graham Roberts?

Coach Graham Roberts is a fantastic person. He’s the best coach I’ve ever trained under. I will always remember his motivating speeches and his determination towards team’s work. Not only me but all the Nepalese people love him.

9) What has been your highlight of the season so far?

I think the hattrick against Pune Fc was the highlight of the season so far in the I-league for me.

10) What are your impressions about the current state of football in Nepal?

I think Nepalese football needs a grassroots level’s development. Nepal football is still lacking professionalism in coaches, players, marketing and technologies. It is in a developing phase.

11) What’s your aim of the season and of the career?

If possible I would like to play European football because my ultimate target is to play in Europe.

12) Who has been the best player you’ve played with until now? And the best you’ve played against?

Nepal international right-back Biraj Maharjan is the best player I have played with, and Maldives’ Ali Ashfaq is the best I have played against.

By Christian Rizzitelli 

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El Atletico Madrid mira a Tailandia

Se mueve en directiòn asiatica el mercado de l’Atletico Madrid, este enero. Como està escrito en el periòdico tailandés Khaosod, el club de Simeone està mirando a los dos jugadores tailandéses, Kawin Thammasatchanan y Teerasil Dangda, ambos del Muangthong United y en el equipo nacional dirigido por Winfried Schafer. “Claro que son fundamentales para nosotros, pero no es nuestra intenciòn parar el crecimiento del fùtbol tailandés evitando que vengan a jugar en Europa. Si llegarà la oferta justa, estamos dispuestos a su salida.” asì dice el club dirigido por Robbie Fowler. Dangda ja ha tenido una experiencia en Europa con el equipo inglés Manchester City, pero sin jugar en los partidos oficiales.

Si quieres leer esta noticia en italiano: http://www.bundesligapremier.it/?action=read&idnotizia=3650

Thailandia, l’exploit continua anche a livello giovanile

Dal completo anonimato fino allo strapotere nell’Asia dell’Est, e pronta ad estenere il proprio dominio all’intero continente, in ogni fascia d’età.
Che la Thailandia negli ultimi mesi sia diventata una delle nazionali asiatiche più emergenti ed interessanti è cosa ormai nota, ma che le potenzialità dei giovani che costituiranno la nazionale del futuro siano di gran lunga superiori a quelle della Thailandia senior attuale, forse no.
Infatti entrambe le selezioni giovanili (u16 e u19) si sono qualificate alle rispettive Coppe d’Asia disintegrando letteralmente i propri avversari. E non si trattava di squadre materasso, in ballo c’erano anche nazionali di primissima fascia per il continente.

L’U16: tanto entusiasmo e goal a valanga

Storicamente la nazionale u16 è stata la migliore degli elefanti, con due qualificazioni consecutive ai mondiali di categoria, nel 1997 e 1999.
Dire che la storia potrebbe ripetersi è ancora prematuro, poiché c’è tutta la Coppa d’Asia (le cui semifinaliste taccano il pass per il mondiale) da giocare; ma le premesse lasciano molte speranze.
La baby Thailandia ha concluso il gruppo di qualificazione con 5 vittorie su 5, 15 punti, 28 reti segnate e 6 subite.
La prima vittima è stata l’Australia: i molto più quotati canguri sono stati sconfitti per 3-2 in rimonta: bellissima soprattutto la rete del parziale 3-1 della Thailandia firmata da Puangbut, attaccante che è andato a segno in tutte le partite di qualificazione disputate, nonché stella della squadra insieme al compagno di reparto Sittichok Kannoo, brevilineo esplosivo.
La seconda partita non fa testo, dato che il Guam non può essere considerato un avversario in grado di dare indicazioni rilevanti: l’11-0 finale (ben 5 reti di Kannoo) è anche un punteggio ingannevole, poiché (come accade spesso in questi casi) la Thailandia ha smesso di giocare nella ripresa, a risultato ormai acquisito.
Più complicata la terza partita, contro i rivali del Myanmar. Non che i birmani siano fenomeni, anzi, ma trattandosi di un derby, la gara è stata ad alta intensità ed agonismo. Alla fine finisce 4-1, con due gol dei thailandesi segnati da calcio di rigore.
Il quarto match vedeva come avversario l’Indonesia. Nei momenti successivi ai sorteggi, si pensava che questo sarebbe stato il dentro o fuori per decidere chi delle due avrebbe ottenuto la seconda piazza disponibile, avendo ipotizzato che l’Australia avrebbe vinto a mani basse. Ma con i Joeys (così viene chiamata l’Australia u17) sconfitti nella prima gara, l’importanza del match è diventata relativa: anche in caso di sconfitta, sarebbe bastato sconfiggere Hong Kong (che non vale il Myanmar) per qualificarsi.
Ma la Thailandia non ha voluto regalare nulla nemmeno questa volta: l’Indonesia è sconfitta per 4-1: doppietta di Kannoo, poi Puangbut e gol di Mapern. Gli indonesiani finiscono in 9 uomini, in una gara spettacolare.
A giochi ormai fatti, serve solo sconfiggere, per chiudere a punteggio pieno, il modesto Hong Kong, l’unica squadra capace di subire un gol dal Guam. Finisce 6-2, con quattro delle sei reti firmate, tanto per cambiare da Kannoo, che finisce con l’incredibile cifra di 12 reti in 5 partite: se togliamo le 5 realizzate al Guam, sono comunque 7 in 4 gare. Non male.

Classifica:

Thailandia 15
Australia 12

Indonesia 9
Myanmar 6
Guam 0

N.B. in corsivo le squadre qualificate

L’U19: mai squadra fu più sottovalutata

Un compito molto più arduo tocca invece alla selezione u19, che deve vedersela, in un girone che sembra già scritto, con Giappone, Corea del Sud, Taipei Cinese e ancora Guam.
La prima partita è quella decisiva. Assodato che il primo posto apparterrà al Giappone, o si sconfigge la Corea del Sud, o il sogno rimarrà nel cassetto. La Thailandia, però, gioca una partita che per intensità e abnegazione non ha precedenti. Se queste poi vengono abbinate alla tecnica (vedi Thitipan, Chanatip, Panrmpak), poi, il gioco è fatto. E infatti la Corea del Sud è affondata da un gol pazzesco, il migliore di tutte le partite di qualificazione: il mediano Thitipan Puangjan sferra un destro da 35 metri che s’insacca all’incrocio dei pali, dove Ham Seom Kim (portiere coreano) non può arrivare. C’è da dire che in partita i thailandesi avevano provato spesso a calciare dalla distanza, segno di grande consapevolezza nei propri mezzi.

Qua il gol:

Superato l’ostacolo principale, alla squadra di Somchai Choybonchum bastava sconfiggere Taipei e il Guam. I primi vengono superati 1-0 con gol all’80’ di Panrmpak, dopo un assedio durato una partita intera.
I secondi, come per l’u16, sono una pura formalità: finisce 13-0, con 4 reti di Panrmpak e 3 di Jaturong.
A qualificazione ottenuta, arriva l’avversario più ostico, il Giappone.
Ma la Thailandia, contro Kubo e compagnia, mostra veramente di aver raggiunto un altro livello: la partita non è bellissima, ma estremamente equilibrata, come mai s’era visto tra queste due nazionali. Finisce 0-0, e la Thailandia chiude il girone con 10 punti in 4 partite, 15 gol segnati e 0 subiti. Vediamo se il muro invalicabile durerà anche nella Coppa d’Asia, che potrà sancire definitivamente l’inizio di una nuova era per il calcio thailandese.

Classifica:

Thailandia 10
Giappone 7
Corea del Sud 6
Taipei Cinese 0
Guam 0

Da giocare:
Corea del Sud – Giappone
Guam – Taipei Cinese

A cura di Christian Rizzitelli

Il talento della settimana: Marco Rojas

Il ragazzo su cui puntiamo i fari questa settimana è un giovanissimo esterno offensivo mancino che con delizie tecniche di prima qualità ha incantato tutti i fan dell’A-League la passata stagione.
Neozelandese di passaporto, cileno di origine: e proprio ad uno strepitoso calciatore cileno viene continuamente paragonato in patria (e non solo): stiamo parlando di Alexis Sanchez.
Forse Rojas non arriverà a giocare nel Barcellona come il Nino Maravilla, ma le potenzialità per una carriera nel calcio che conta in Europa non mancano, anzi. Gli scout e osservatori farebbero bene a segnarsi sui loro taccuini questo nome, perchè ne sentiremo parlare.

Nome: Marco Rojas:

Dati anagrafici: Hamilton (Nuova Zelanda), 5/11/1991

Nazionalità: neozelandese

Ruolo: ala sinistra, trequartista

Club: Melbourne Victory

Biografia:

Il nostro Marco diventa un calciatore professionista a soli 17 anni dopo aver superato un provino vinto tramite un concorso con il forum ufficiale dei tifosi del Wellington Phoenix, squadra dell’A-League.
In precedenza aveva militato nel Waikato FC, squadra della ASB Premiership, il campionato semi-professionistico neozelandese.
Nella sua prima stagione gioca poco (solo quattro brevi apparizioni), ma nella seconda (2010/2011) esplode il suo talento e diventa la stella della squadra, nonchè uno dei calciatori più temuti dell’intero campionato. Finirà la stagione con 17 presenze e 2 reti.
Le sue performance portano diversi club europei di campionati di prima fascia ad interessarsi al giovane fenomeno dei Phoenix, ma Marco preferisce aspettare prima di fare il grande passo, firmando un biennale per un’altra squadra dell’A-League, il Melbourne Victory, non dopo un addio in circostanze piuttosto controverse.
Debutta con il Melbourne l’8 ottobre nella prima giornata di campionato contro il Sydney.

Caratteristiche tecniche:

Marco è un’ala sinistra, estremamente veloce e molto dotato tecnicamente, che fa del dribbling la sua qualità principale.
Come già detto, ricorda per caratteristiche Alexis Sanchez: calciatore brevilineo, rapidissimo, bravissimo a creare superiorità numerica: in un campionato fisico come l’A-League giocatori di questo tipo fanno pesantemente la differenza.
All’occorrenza Rojas è stato schierato anche come trequartista, ma la posizione centrale limita le sue doti di corsa, davvero impressionanti.
E’ stato conosciuto dal grande pubblico dopo una performance da man of the match contro il Melbourne Victory l’annata passata: oltre all’assist dell’uno a zero (un cross delizioso per la testa di Macallister) e alla rete del raddoppio, Rojas è stato una zanzara fastidiosissima, imprendibile un tormento continuo per le difesa avversaria. E da lì, è stato un crescendo continuo, segno anche di aver acquisito consapevolezza nei propri mezzi. Anche in nazionale, in un amichevole contro l’Australia, ha quasi umiliato il suo avversario di corsia, l’esperto Wilkshire, facendosi notare per esplosività e movimento.
Insomma, le doti per sfondare e per diventare uno dei calciatori neozelandesi più forti di sempre ci sono tutte, gli serve solo un pò più di continuità, dato che come molti giocatori a lui simili, tende a scomparire un pò troppo spesso a partita in corso.

Carriera internazionale:

Rojas ha disputato con la sua nazionale i recenti Mondiali Under20 in Colombia, giocando però relativamente poco e condizionato da un infortunio subito durante la preparazione della competizione. Ma il suo segno l’ha comunque lasciato, con l’assist a Bevin nel gol del momentaneo 1-0 nella partita contro l’Uruguay. Con gli Young All Whites ha chiuso con un totale di 4 reti in 7 presenze.
Giocatori in Nuova Zelanda con un talento simile è difficile trovarne, così, dopo nemmeno 15 partite da professionista, il ct Ricki Herbert l’ha fatto debuttare nell’amichevole di marzo pareggiata 1-1 contro la Cina.
Insieme a Chris Wood del West Bromwich (autore di 8 reti in 9 partite in Championship in prestito al Birmingham City) è la più grande speranza del paese per provare a raggiungere la qualificazione a Brasile 2014. Ora la palla passa a Marco, sperando che sia capace di mantenere tutte le promesse che il paese kiwi ha riposto in lui.


Il talento della settimana: Billy Ketkeophomphone

Questa settimana il talento di cui parleremo non proviene da paesi come Giappone, Australia o Corea del Sud, i paesi top del calcio asiatico, ma dal Laos. Probabilmente molti nemmeno conoscono il paese appena nominato, che geograficamente si colloca nella penisola a Sud-Est del continente. Bene, il Laos è un paese estremamente legato al calcio, una “mad football nation” come direbbero gli inglesi. E Vilayphone Ketkeophomphone, più semplicemente noto come Billy Ketkeo, 21enne attaccante del Sion, è il ragazzo con più talento proveniente dallo semisconosciuto paese asiatico.

Nome: Billy Ketkeophomphone

Dati anagrafici: Champigny-sur-Marne (Francia), 24/3/1990

nazionalità: laotiana, francese

Ruolo: Attaccante centrale

Club: FC Sion

Biografia:

Billy è un calciatore originario del Laos, ma ha da sempre vissuto in Francia. Ed è nel paese transalpino che ha chiaramente incominciato a giocare a calcio, prima con il Racing Club de France e poi con il Clairefontaine, club con il quale è rimasto però solo un anno, poichè nell’estate del 2007 viene messo sotto contratto con lo Strasburgo, club allora di Ligue 1.
L’anno successivo viene promosso nella squadra riserve, e il suo debutto tra i grandi arriva solo nel dicembre 2009 contro il Bastia in Ligue 2, giocando 44 minuti.
Nella stagione 2010/2011, dopo la retrocessione dello Strasburgo, Billy diventa un membro stabile della prima squadra, e dopo essersi messo brillantemente in evidenza nel Championnat National, viene seguito da squadre tra cui Saint Etienne, Monaco, Neuchatel Xamax e Sion. Alla fine la corsa la spunta il Sion, club con il quale firma un quinquennale.
Debutta nella Super League svizzera giocando un tempo nella fragorosa sconfitta casalinga contro il Servette per 4-0. Ha già messo a segno 3 reti in 5 partite con la formazione u21 del club elvetico.

Caratteristiche tecniche:

E’ la classica prima punta opportunista e adatta a giocare in una coppia d’attacco, pronta a mettere il suo zampino in area di rigore quando serve.
Quasi tutte le reti le ha segnate di destro, nettamente il suo piede preferito, facendosi sempre trovare libero e mostrando uno spiccato opportunismo.
Col destro non è solo bravo a finalizzare, ma anche a tirare dalla distanza: le sue doti balistiche sono uno dei suoi pezzi più interessanti, e talvolta è riuscito a segnare anche direttamente da calcio di punizione.
Il suo fisico, 180 centimetri di altezza, non gli permette di essere troppo abile nelle giocate aeree, preferisce avere la palla tra i piedi, giocarla per i compagni e smarcarsi velocemente in area di rigore.
Rapido e bravo a coordinarsi anche nelle giocate apparentemente più difficili (capacità comune a pochi), tecnicamente è su buoni livelli, ma la strada da fare per raggiungere i palcoscenici più importanti è ancora lunga, avendo bisogno di una continuità di rendimento che finora in prima squadra al Sion non ha avuto, avendo giocato (e non benissimo) solamente un tempo in campionato.

Carriera internazionale:

Avendo il doppio passaporto, Billy è eleggibile sia per la Francia che per il Laos.
Ma ha già dichiarato che giocherà con la nazionale del paese di cui è effettivamente originario (anche perchè le chances di vederlo un giorno con la casacca della Francia sono ridotte al lumicino), possibilmente già nei giochi dell’Asia dell’Est, più noti al pubblico come SEA Games, del novembre prossimo.
Si tratta con ogni probabilità del miglior calciatore che il paese asiatico abbia mai prodotto, insieme all’altra giovane promessa svizzero-laotiana Chitchanok Xaysensourinthone, attaccante di 17 anni della primavera della Sampdoria.

Il talento della settimana: Tommy Oar

Ho deciso di aprire una rubrica settimanale, dedicata ai talenti emergenti del continente asiatico, e anche oceanico. Il primo della lista è Tommy Oar, stella dell’Utrecht, da molti soprannominato come il nuovo Kewell.

Nome: Tommy Oar

Dati Anagrafici: Southport (Australia), 10/12/1991

Nazionalità: australiana

Ruolo: Ala sinistra

Club: FC Utrecht

Biografia:

Oar sigla il suo primo contratto da professionista a soli 16 anni nel 2008, col Brisbane Roar, squadra della A-League, campionato australiano.
Viene velocemente inserito nei ranghi della prima squadra, con la quale segna la sua prima rete alla seconda presenza in prima squadra (ancora minorenne), con uno splendido calcio di punizione di sinistro vincente al 91′ contro il Wellington Phoenix, dando già l’impressione di essere un predestinato.
La stagione in cui mette in luce il suo talento è quella seguente (2009-2010), in cui seppur giocando solo 18 partite, a causa di un brutto infortunio, viene votato miglior talento del campionato.
Oar attrae molto interesse soprattutto dall’Olanda, con Feyenoord e Utrecht: alla fine la spuntano i secondi, che oltre alla giovane stella acquistano altri due australiani sempre del Brisbane Roar, Sarota e Zullo, per una cifra complessiva di 1,8 milioni di euro.
Nel club olandese Oar fatica a trovare spazio in prima squadra nella sua prima stagione, collezionando in totale solo 13 presenze, soprattutto a causa di due brutti infortuni al ginocchio e a due mesi interi saltati per le qualificazioni al mondiale u20 con la nazionale di categoria, e per la Coppa d’Asia con quella maggiore.
La stagione successiva, quella appena trascorsa, è iniziata in maniera strepitosa, con Oar che sta sostituendo adeguatamente Mertens, partito per il PSV: infatti Tommy ha già segnato due goal (uno bellissimo contro il De Graafschap) e ne ha propiziati 3 con altrettanti assist. Ma non solo, è stato una costante spina nel fianco per gli avversari e ha vinto anche un premio “man of the match” contro il Roda.

Caratteristiche tecniche:

Tommy è un ragazzo di immenso talento, (come già riportato sopra) le speranze dell’intera Australia su di lui sono enormi, tant’è che è stato paragonato ripetutamente dai media per caratteristiche e movenze a Harry Kewell, ex stella del Liverpool e del Leeds.
In comune a Kewell, Oar ha un sinistro strepitoso, sotto ogni punto di vista: oltre a un’innata capacità di crossare, ciò che colpisce di lui sono il tiro da fuori e il dribbling: è specializzato nel battere calci di punizione (oltre al già citato goal contro il Wellington Phoenix, ha siglato anche il goal del torneo al Mondiale Under 20 in Colombia con un piazzato da oltre 30 metri contro l’Ecuador) ed è un rapidissimo dribblatore, la capacità di creare superiorità numerica è probabilmente il suo pezzo migliore.
Oar è un calciatore diverso fisicamente da Kewell (è alto solo 1,68 m), è più adatto a giocare in velocità nei moduli con tre punte , mentre Harry è più adatto al 4-4-2 stile british.
Essendo un ragazzo giovanissimo, sparisce per lunghi tratti dalla partita, è molto discontinuo. Ma questo difetto, che gli ha caratterizzato in negativo le poche presenze nella sua prima stagione all’Utrecht, sembra averlo colmato ora, nelle prime 7 partite giocate ha già fatto registrare due gol e tre assist, con una media voto altissima.
L’anno della sua consacrazione in Europa? E’ presto per dirlo, ma le premesse ci sono tutte.

Carriera internazionale:

Essendo un ragazzo speciale, ha bruciato le tappe in fretta, avendo già giocato due mondiali u20 (quello nel 2011 in Colombia da capitano, con 2 reti in 3 partite giocate vincendo il goal del torneo) ed essendo stato il più giovane australiano a debuttare in nazionale a 18 anni dopo (guarda caso?) Harry Kewell in una partita di qualificazione alla Coppa d’Asia contro l’Indonesia, il 3 marzo 2010 (sebbene fosse stato già convocato da Verbeek nel 2009), venendo votato migliore in campo.
Non ha disputato il mondiale in Sudafrica con i socceroos per pochissimo (escluso nella lista finale), ma è stato convocato per la Coppa d’Asia in Qatar.

A cura di Christian Rizzitelli

Dylan Tombides, la futura star del calcio australiano

Nome: Dylan Tombides

Dati anagrafici: Perth(Australia), 8/3/1994

Nazionalità: australiana

Ruolo: attaccante

Club: West Ham United

Biografia:

Dylan entra nell’Academy del West Ham a 15 anni, dopo aver superato brillantemente un provino offertogli dal club londinese, mentre giocava a calcio ad Hong Kong.
La stagione dove il giovane attaccante si mette in luce è certamente quella appena trascorsa: dopo essere diventato la stella dell’u18 (18 presenze e 5 reti) viene promosso nella squadra riserve, dove gioca 12 partite e segna 3 goal, due delle quali nella vittoria per 3-2 contro l’Arsenal, che a livello di giovani è club secondo a pochi.
Le sue performance gli fanno anche guadagnare due convocazioni tra i grandi, in FA Cup contro il Burnley e nell’ultimo match di campionato contro il Sunderland, dove però rimane in panchina.
Viene successivamente premiato come miglior giovane della West Ham Academy dal direttore tecnico Tony Carr.
Il ct Avram Grant, in una recente intervista, l’ha addirittura paragonato al più grande Socceroo di tutti i tempi, Harry Kewell.
Quest’anno lo vedremo certamente impiegato con regolarità in prima squadra, con la quale s’è allenato per gran parte della stagione, anche se bisognerà aspettare qualche mese, avendo saltato l’intera pre-season per essersi sottoposto a dei trattamenti di chemioterapia per un tumore trovatogli poco tempo fa (dal quale, per fortuna, guarirà perfettamente).

Caratteristiche tecniche:

E’ un attaccante veramente interessante: straordinariamente tecnico (mancino), di stazza imponente, molto rapido e imprevedibile accelerando spesso da fermo, bravo a dribblare e ad accentrarsi partendo da esterno.
Non ha un gran feeling con il senso del gol per essere così offensivo, ma col tempo colmerà questo deficit.
Il paragone fatto da Grant con Kewell è calzante, non per il punto di vista tecnico/tattico dato che sono due giocatori totalmente differenti(l’ex Liverpool è un esterno sinistro, abile a crossare, Dylan è una prima punta, all’occorrenza ala destra) ma per il talento e il potenziale.
Le sue qualità appena elencate le ha mostrate nei Mondiali U17 giocati in Messico quest’estate, competizione nella quale ha anche siglato una rete, contro la Costa d’Avorio, dopo un dribbling versione 2-0 di Milito nella finale di Champions di due anni fa.

Carriera Internazionale:

Come appena detto, è stato membro della nazionale u17 che ha appena disputato il mondiale di categoria (9 presenze e 4 reti nei Joeys) e si appresta ad essere convocato dal ct Jan Versleijen nell’under 20.

Curiosità: anche il suo fratellino, Taylor (classe 1996), gioca nel West Ham come attaccante, ed è membro dell’u16 australiana, con cui si sta mettendo in mostra alle qualificazioni ai campionati asiatici under 17 con ben 8 reti in 6 partite.

A cura di Christian Rizzitelli

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