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World’s most prolific goalscorer: interview with Aleksandar Duric

For those who follow Asian football the name of Aleksandar Duric has all but to sound familiar. The Singapore international veteran, who has over than 19 seasons of football on his shoulders, is actually the most prolific goalscorer of the world and one of the most feared strikers in the whole Southeast Asian region.

When did you start playing football and how did you manage to play in Singapore?

I started playing in the street with my friends like every kid in Yugoslavia, when I was 7. We played football everywhere, in the street, at school, all the time! Football is life for the country where I come from. My dad was a football player too but never played professional, only at amateur level. I was playing in West Adelaide in 1998 when I got a call from a Singapore team [Tanjong Pagar United] to come and play here, so I first went to the country in 1999.

What helped you most in becoming a professional footballer?

I became a professional player because of my love for this sport. I had a very difficult life when I was young as there was the war in my country, that I left with no money or future. But despite that nodoby really ever helped me with any contract with clubs, I work hard and train all the time and I think I’m a true professional footballer.

Which advice can you give all young boys in Singapore who dream of playing football?

They have only to work hard and never give up. Obviously they must love football because the passion is necessary, then they have to keep believing in themselves.

Are you generally satisfied of your career?

Not really, I’m sad that I didn’t have a shot to play in Europe. I think I could have had more success and more recognition for my achievements if I had played in Europe, but I am still happy for what I have achieved here and where I am now in my career.

What are your thoughts about football in Singapore? And about the S.League?

When I first came to Singapore I was very happy to play in the S.League, there were many talented players and the stardard of football was very high.
Unfortunately over the years this level has started going down because of the lack of support from sponsors, fans, and the football federation. The S.League is a very well organized competition but at the moment there are no enough money and support from government, we lost a lot of fans too recently.

Where should Singapore’s football improve most?

We should try to promote the game more to our youth here, it’s not so easy these days to make good footballers in Singapore as kids are not very keen on sports right now. We need to change it as they’re our future, they must dream of playing professional football.

Do you think there are some players in your country ready to play in Europe?

We have some really promising youngsters but the problem is that all boys must go to the army for two years and losing this amount of training is a huge trouble. But I hope to see one day some Singapore players trying they luck in Europe because I believe we have same good young talents, for example Hariss Harun.

Which is your best highlight with the national team?

My best highlight was when I started playing for Singapore national team in 2007, when I was 37 years old. I scored two goals in my first game, which was against Tajikistan. But of course one of my best moments was beating Malaysia at the World Cup qualifiers.

After hanging up your boots, what would you like to do?

I’d like to stay in football maybe as a coach or technical director. I want to try to find other players like me in Singapore in the next few years, it would be nice if I could coach kids to improve their football skills, they’re our future.

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Inter, andiamo a conoscere gli avversari della tournée in Indonesia

Verso la fine di maggio, l’Inter di Claudio Ranieri partirà per l’Indonesia con destinazione Jakarta per disputare una serie di amichevoli contro delle selezioni locali, come ultimo appuntamento della stagione. E’ un’occasione irripetibile per i tantissimi sostenitori della Beneamata di nazionalità indonesiana, perchè per la prima volta potranno confrontarsi da vicino con i loro beniamini. Ma l’Inter, che avversari si troverà di fronte? E il popolo nerazzurro, che cosa deve aspettarsi da questa strana ma avvincente tournèe?

Indonesia, una nazione che vive per il calcio, ma…

Da diversi anni a questa parte il calcio ha seminato tutti gli altri sport per popolarità e passione tra il popolo indonesiano. Si potrebbe benissimo dire che l’Indonesia è un paese che vive per il calcio, e in certi casi lo dimostra anche troppo platealmente (è sovente vedere incidenti sugli spalti tra le tifoserie). Ma ciò nonostante, il Team Garuda (così la nazionale viene soprannominato dai supporters) e i vari club non hanno mai ottenuto risultati degni di nota, nè sembrano sulla strada giusta per provare a strappare qualche successo. Infatti tra questioni politiche (addirittura esistono due campionati di prima divisione con due federazioni totalmente distaccate l’una dall’altra!), mancanza di strutture adeguate, soldi spesi male e completa inesistenza di progetti a lungo termine su basi solide, l’Indonesia continua a sprecare il proprio patrimonio umano collezionando delusioni. Ultime in ordine cronologico la sconfitta in finale contro gli acerrimi rivali della Malesia nei SEA Games (competizione giocata in casa, fra l’altro) e l’en plein di 5 ko su 5 partite nel terzo turno di qualificazione ai Mondiali in Brasile.

Gli avversari: la nazionale e la selezione Best XI

Nella sua tournèe l’Inter giocherà due partite: la prima contro la nazionale indonesiana (non si è ancora ben capito se la nazionale maggiore, o under 23), la seconda contro una selezione dei migliori calciatori del campionato (sarebbe più corretto dire “campionati”) locale.
Sono entrambe due partite semplici sulla carta, anche se l’atmosfera dello stadio in cui disputeranno gli incontri, il Gelora Bung Karno Stadium, impianto da 88,000 posti capace di creare un’atmosfera incredibile in ogni circostanza, può sempre risultare una fattore a favore degli uomini Aji Santoso.
L’avversario più ostico dei due è sicuramente la selezione dei migliori undici del campionato, che comprenderà diversi giocatori stranieri, soprattutto africani, australiani ed europei a fine carriera.

Andik Vermansyah: il Messi indonesiano

L’unico giocatore che potrebbe creare problemi all’Inter è il giovane Andik Vermansyah, conosciuto in patria come il Messi d’Indonesia.
L’accostamento, sebbene molto azzardato, rispecchia notevolmente la considerazione che i media locali e gli appassionati del calcio indonesiano hanno sul ragazzo classe ’91.
E’ il classico giocatore molto stile-sudamericano, rapido con la palla tra i piedi, veloce in accelerazione, minuto fisicamente, brevilineo e molto tecnico con entrambi i piedi.
Nell’ultima sessione di mercato, che a breve si concluderà, è stato oggetto d’interesse di squadre come Benfica, Porto, Los Angeles Galaxy e Novara. Potrebbe trattarsi del primo, vero, espatriato calciatore indonesiano in Europa (l’altra speranza è il 18enne Arthur Irawan, attualmente nella Cantera dell’Espanyol), anche se il suo status di extracomunitario è un ostacolo difficile da superare che lo costringe a rimanere al Persebaya Surabaya. E viene anche da sorridere se pensiamo che il miglior talento del paese da bambino vendeva ghiaccio per le strade per potersi permettere di realizzare il suo sogno.

Una terra fertile per il marketing

L’Indonesia è una terra molto fertile per il marketing delle migliori società calcistiche europee. Rare amichevoli del genere vengono viste come eventi nazionali per poter dimostrare all’Europa il proprio valore e per permettere ai fans di osservare da vicino e dal vivo i loro idoli. Ma come l’Indonesia, anche altri paesi dell’ASEAN (il Sudest asiatico) calzano a pennello sotto quest’aspetto, come Thailandia e Malesia. Organizzare più spesso eventi del genere porterebbe benefici da ambo le parti. Che sia l’inizio di una lunga serie?

A cura di Christian Rizzitelli

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