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Top five OFC Nations Cup’s uncapped players abroad

AsianOceanianfootball takes a look at the top five uncapped Oceanian players abroad who could have played in the upcoming edition of continent’s top competition.

Marama Vahirua – AS Monaco – Age: 32

Papeete-born Marama Vahirua’s presence in the tournament could have given a major boost to Tahiti’s hopes of reaching Nations Cup semifinals and subsequently the third round of OFC qualifiers for 2014 FIFA World Cup in Brazil. The 32-year-old, who is now plying his trade in France’s second-tier with AS Monaco, is a full Tahitian citizen and despite having represented France at U-21 level, is still eligible to wear the Pacific nation’s shirt. With 309 matches and 69 goals in Ligue 1 with clubs such as Nantes, Nice Lorient and Nancy, Vahirua would have certainly been the most experienced striker of the competition and one of the biggest threats for the opponent defenders. He was awarded the Oceania Footballer of the Year’s trophy in 2005.

Frédéric Piquionne – West Ham United – Age: 33

West Ham United’s Frédéric Piquionne is by far the best footballer New Caledonia has ever produced after 1998 World Cup winner Christian Karembeu. The former Lyon and Saint-Etienne striker counts a cap for France national team in a friendly against Austria in 2007, but it’s unlikely to play again with Les Bleus and technically would have been eligible for his native country after new FIFA permissions of changing alliance if the matches played are only friendlies, as happened with USA’s Jermaine Jones, a former member of Germany national team. A powerful and strong striker, Piquionne has scored 83 league goals in his flourishing European career.

Wesley Lautoa – FC Lorient – Age: 25

New Caledonia have a solid and promising defender in Lorient’s Wesley Lautoa. The 24-year-old centre back was born in France in Epernay but holds New Caledonian passport thanks to his family’s heritage and is regarded as one of the most hopeful continent’s defender in Europe, with All Whites England-based Tommy Smith and Winston Reid. A muscular injury prevented him from playing regularly with his Ligue 1 outfit in his first six months at the club, after moving from second division team Sedan Ardennes in January.

Adrian Mariappa – Watford – Age: 25

Watford captain Adrian Mariappa almost joined Fiji national team for the previous Nations Cup but in the end he decided not to take up the place. The Jamaica international, who made his debut with the Reggae Boyz in a friendly match against Guyana in May, has still a chance to play for his father’s native country but now it seems highly unlikely he will join the team as his international career has just begun. Mariappa has Premier League experience on his shoulders having played 19 matches with Watford in the 2006-07 season, and was close to a return to England’s top flight competition after attracting interest from clubs with the likes of Wigan Athletic and Newcastle. He was voted Watford’s player of the 2011-12 season.

Brad McDonald – Central Coast Mariners – Age: 22

Talented left-back Brad McDonald represents one of Papua New Guinea’s stars of the future. The Kudjip-born defender plays in Australia for A-League Premiership winners and AFC Champions League team Central Coast Mariners, but he’s yet to debut with Graham Arnold’s side as he faces a hard challenge in fighting with the league’s most accomplished left-back Joshua Rose. McDonald made a name for himself in Australia’s top division after a stellar season with axed North Queensland Fury in 2010-11, which allowed him to sign a contract with the New South Wales franchise.

By Christian Rizzitelli

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Socceroos qualificati, ma quanta fatica!

Il gol di Holman al 76′ condanna la Thailandia e qualifica l’Australia all’ultimo turno di qualificazione per Brasile 2014, già con la certezza del primo posto del girone.
Ma i Socceroos hanno confermato la preoccupante involuzione di gioco già evidenziata nella precedente sconfitta a Muscat contro l’Oman.
Chiariamo subito, non si tratta di una situazione tragica, dato che l’obiettivo concreto è stato centrato. Ma in vista delle ben più importanti gare che si giocheranno nell’ultima fase, è bene analizzare cosa non va e cosa bisogna migliorare nella selezione di Holger Osieck.

I centrocampisti centrali

La coppia Jedinak – Valeri, in questo momento, non funziona. I due non stanno offrendo qualità e agonismo a sufficienza.
Fortunatamente Osieck ha una vasta scelta per il centrocampo, soprattutto per il mediano interditore. Si potrebbe provare a schierare uno tra Herd, Williams (che da terzino destro gioca totalmente fuori posizione) e Paartalu del Brisbane Roar, che strameriterebbe la convocazione in nazionale.
La questione regista (ovvero Valeri) è già più complicata, poiché a parte Kilkenny, non esistono tantissime alternative all’altezza. Si è fatto il nome di Terry Antonis, che nel Sydney sta facendo straordinariamente bene. Ma il ragazzo ha 17 anni, e difficilmente lo vedremo nella nazionale maggiore in tempi brevi.
Oppure c’è una terza opzione, sperare che Jedinak e Valeri tornino su livelli accettabili, come fecero (soprattutto il primo) nella Coppa d’Asia.
A te la scelta, Holger.

Troppa gente fuori posizione

Williams, Holman, McKay, Wilkshire, Kewell, solo per nominarne alcuni.
Osieck s’è dato un po’ troppo alla pazza gioia in queste ultime settimane, tant’è che contro l’Oman ha schierato McKay come terzino sinistro(quando mai l’abbiamo visto ricoprire questa posizione?), Wilkshire come esterno di centrocampo (con la nazionale aveva sempre giocato da terzino), Holman come laterale sinistro (mentre è una seconda punta, o al massimo un’ala), Kewell come seconda punta (nel Melbourne Victory occupa questa posizione, ma l’A-League non è la stessa cosa delle qualificazioni ai mondiali) oltre al solito Williams, che ormai gioca solo da terzino, indifferentemente se a destra o a sinistra, mentre nel Middlesbrough fai il centrale di difesa, o il mediano all’occorrenza.
E quando a tanti giocatori vengono fatte richieste non consone alle loro qualità, è normale che il loro rendimento crolli drasticamente.
Va bene sperimentare nuove soluzioni, ma non bisogna esagerare, altrimenti si compromette la prestazione, come accaduto a Muscat.

Se i giovani ci sono, perchè non convocarli?

L’Australia a Sudafrica 2010 aveva un’età media di 28,4 anni, alla Coppa d’Asia di 27,5 anni.
Osieck sta facendo un’ottimo lavoro sotto questo punto di vista, dato che ha abbassato notevolmente l’età della squadra introducendo diversi volti nuovi, come Nichols e Herd per le ultime due partite (entrambi 22enni).
Ma si potrebbe fare ancora molto di più, dato che schierare giocatori che in Brasile non avranno più l’età per andarci risulta controproducente.
Parlo di gente come Emerton, Kewell, Schwarzer: sono delle ovviamente leggende, dei campioni. Ma il fisico non è più quello di una volta, e soprattutto per i primi due che sono giocatori di movimento, si vede.
Persino Cahill sta mostrando qualche segnale di cedimento nell’Everton.
Osieck potrebbe convocare i vari Rukavytsya (24 anni, dell’Hertha), Oar (19 anni, dell’Utrecht), i già citati Antonis e Paartalu, DeVere (22 anni, gioca, e gioca molto bene, in Corea del Sud, nel Gyeongnam).
Partite il cui risultato è totalmente ininfluente come le amichevoli o come l’ultima del gruppo contro l’Arabia Saudita sono l’occasione giusta per questo tipo di sperimentazioni, speriamo vengano fatte.

A-League Roos

Una delle cose di cui va reso merito a Verbeek è che faceva disputare delle amichevoli, e talvolta delle gare ufficiali come le qualificazioni alla Coppa d’Asia, ad una nazionale interamente composta da giocatori militanti nell’A-League.
Riproporre questo tipo di soluzione sarebbe utilissimo (ancora meglio con squadre composte quasi interamente da ragazzi under 23, come hanno fatto il Costa Rica e il Messico in Copa America), soprattutto nel caso in cui uno di questi giocatori venisse convocato per gare ufficiali.
E tornei come la Suzuki Cup offrono occasioni ancora più ghiotte: non si tratterà della Copa America, ma un po’ di esperienza internazionale in più non ha mai fatto male a nessuno.

A cura di Christian Rizzitelli

Thailandia, l’exploit continua anche a livello giovanile

Dal completo anonimato fino allo strapotere nell’Asia dell’Est, e pronta ad estenere il proprio dominio all’intero continente, in ogni fascia d’età.
Che la Thailandia negli ultimi mesi sia diventata una delle nazionali asiatiche più emergenti ed interessanti è cosa ormai nota, ma che le potenzialità dei giovani che costituiranno la nazionale del futuro siano di gran lunga superiori a quelle della Thailandia senior attuale, forse no.
Infatti entrambe le selezioni giovanili (u16 e u19) si sono qualificate alle rispettive Coppe d’Asia disintegrando letteralmente i propri avversari. E non si trattava di squadre materasso, in ballo c’erano anche nazionali di primissima fascia per il continente.

L’U16: tanto entusiasmo e goal a valanga

Storicamente la nazionale u16 è stata la migliore degli elefanti, con due qualificazioni consecutive ai mondiali di categoria, nel 1997 e 1999.
Dire che la storia potrebbe ripetersi è ancora prematuro, poiché c’è tutta la Coppa d’Asia (le cui semifinaliste taccano il pass per il mondiale) da giocare; ma le premesse lasciano molte speranze.
La baby Thailandia ha concluso il gruppo di qualificazione con 5 vittorie su 5, 15 punti, 28 reti segnate e 6 subite.
La prima vittima è stata l’Australia: i molto più quotati canguri sono stati sconfitti per 3-2 in rimonta: bellissima soprattutto la rete del parziale 3-1 della Thailandia firmata da Puangbut, attaccante che è andato a segno in tutte le partite di qualificazione disputate, nonché stella della squadra insieme al compagno di reparto Sittichok Kannoo, brevilineo esplosivo.
La seconda partita non fa testo, dato che il Guam non può essere considerato un avversario in grado di dare indicazioni rilevanti: l’11-0 finale (ben 5 reti di Kannoo) è anche un punteggio ingannevole, poiché (come accade spesso in questi casi) la Thailandia ha smesso di giocare nella ripresa, a risultato ormai acquisito.
Più complicata la terza partita, contro i rivali del Myanmar. Non che i birmani siano fenomeni, anzi, ma trattandosi di un derby, la gara è stata ad alta intensità ed agonismo. Alla fine finisce 4-1, con due gol dei thailandesi segnati da calcio di rigore.
Il quarto match vedeva come avversario l’Indonesia. Nei momenti successivi ai sorteggi, si pensava che questo sarebbe stato il dentro o fuori per decidere chi delle due avrebbe ottenuto la seconda piazza disponibile, avendo ipotizzato che l’Australia avrebbe vinto a mani basse. Ma con i Joeys (così viene chiamata l’Australia u17) sconfitti nella prima gara, l’importanza del match è diventata relativa: anche in caso di sconfitta, sarebbe bastato sconfiggere Hong Kong (che non vale il Myanmar) per qualificarsi.
Ma la Thailandia non ha voluto regalare nulla nemmeno questa volta: l’Indonesia è sconfitta per 4-1: doppietta di Kannoo, poi Puangbut e gol di Mapern. Gli indonesiani finiscono in 9 uomini, in una gara spettacolare.
A giochi ormai fatti, serve solo sconfiggere, per chiudere a punteggio pieno, il modesto Hong Kong, l’unica squadra capace di subire un gol dal Guam. Finisce 6-2, con quattro delle sei reti firmate, tanto per cambiare da Kannoo, che finisce con l’incredibile cifra di 12 reti in 5 partite: se togliamo le 5 realizzate al Guam, sono comunque 7 in 4 gare. Non male.

Classifica:

Thailandia 15
Australia 12

Indonesia 9
Myanmar 6
Guam 0

N.B. in corsivo le squadre qualificate

L’U19: mai squadra fu più sottovalutata

Un compito molto più arduo tocca invece alla selezione u19, che deve vedersela, in un girone che sembra già scritto, con Giappone, Corea del Sud, Taipei Cinese e ancora Guam.
La prima partita è quella decisiva. Assodato che il primo posto apparterrà al Giappone, o si sconfigge la Corea del Sud, o il sogno rimarrà nel cassetto. La Thailandia, però, gioca una partita che per intensità e abnegazione non ha precedenti. Se queste poi vengono abbinate alla tecnica (vedi Thitipan, Chanatip, Panrmpak), poi, il gioco è fatto. E infatti la Corea del Sud è affondata da un gol pazzesco, il migliore di tutte le partite di qualificazione: il mediano Thitipan Puangjan sferra un destro da 35 metri che s’insacca all’incrocio dei pali, dove Ham Seom Kim (portiere coreano) non può arrivare. C’è da dire che in partita i thailandesi avevano provato spesso a calciare dalla distanza, segno di grande consapevolezza nei propri mezzi.

Qua il gol:

Superato l’ostacolo principale, alla squadra di Somchai Choybonchum bastava sconfiggere Taipei e il Guam. I primi vengono superati 1-0 con gol all’80’ di Panrmpak, dopo un assedio durato una partita intera.
I secondi, come per l’u16, sono una pura formalità: finisce 13-0, con 4 reti di Panrmpak e 3 di Jaturong.
A qualificazione ottenuta, arriva l’avversario più ostico, il Giappone.
Ma la Thailandia, contro Kubo e compagnia, mostra veramente di aver raggiunto un altro livello: la partita non è bellissima, ma estremamente equilibrata, come mai s’era visto tra queste due nazionali. Finisce 0-0, e la Thailandia chiude il girone con 10 punti in 4 partite, 15 gol segnati e 0 subiti. Vediamo se il muro invalicabile durerà anche nella Coppa d’Asia, che potrà sancire definitivamente l’inizio di una nuova era per il calcio thailandese.

Classifica:

Thailandia 10
Giappone 7
Corea del Sud 6
Taipei Cinese 0
Guam 0

Da giocare:
Corea del Sud – Giappone
Guam – Taipei Cinese

A cura di Christian Rizzitelli

Il talento della settimana: Tommy Oar

Ho deciso di aprire una rubrica settimanale, dedicata ai talenti emergenti del continente asiatico, e anche oceanico. Il primo della lista è Tommy Oar, stella dell’Utrecht, da molti soprannominato come il nuovo Kewell.

Nome: Tommy Oar

Dati Anagrafici: Southport (Australia), 10/12/1991

Nazionalità: australiana

Ruolo: Ala sinistra

Club: FC Utrecht

Biografia:

Oar sigla il suo primo contratto da professionista a soli 16 anni nel 2008, col Brisbane Roar, squadra della A-League, campionato australiano.
Viene velocemente inserito nei ranghi della prima squadra, con la quale segna la sua prima rete alla seconda presenza in prima squadra (ancora minorenne), con uno splendido calcio di punizione di sinistro vincente al 91′ contro il Wellington Phoenix, dando già l’impressione di essere un predestinato.
La stagione in cui mette in luce il suo talento è quella seguente (2009-2010), in cui seppur giocando solo 18 partite, a causa di un brutto infortunio, viene votato miglior talento del campionato.
Oar attrae molto interesse soprattutto dall’Olanda, con Feyenoord e Utrecht: alla fine la spuntano i secondi, che oltre alla giovane stella acquistano altri due australiani sempre del Brisbane Roar, Sarota e Zullo, per una cifra complessiva di 1,8 milioni di euro.
Nel club olandese Oar fatica a trovare spazio in prima squadra nella sua prima stagione, collezionando in totale solo 13 presenze, soprattutto a causa di due brutti infortuni al ginocchio e a due mesi interi saltati per le qualificazioni al mondiale u20 con la nazionale di categoria, e per la Coppa d’Asia con quella maggiore.
La stagione successiva, quella appena trascorsa, è iniziata in maniera strepitosa, con Oar che sta sostituendo adeguatamente Mertens, partito per il PSV: infatti Tommy ha già segnato due goal (uno bellissimo contro il De Graafschap) e ne ha propiziati 3 con altrettanti assist. Ma non solo, è stato una costante spina nel fianco per gli avversari e ha vinto anche un premio “man of the match” contro il Roda.

Caratteristiche tecniche:

Tommy è un ragazzo di immenso talento, (come già riportato sopra) le speranze dell’intera Australia su di lui sono enormi, tant’è che è stato paragonato ripetutamente dai media per caratteristiche e movenze a Harry Kewell, ex stella del Liverpool e del Leeds.
In comune a Kewell, Oar ha un sinistro strepitoso, sotto ogni punto di vista: oltre a un’innata capacità di crossare, ciò che colpisce di lui sono il tiro da fuori e il dribbling: è specializzato nel battere calci di punizione (oltre al già citato goal contro il Wellington Phoenix, ha siglato anche il goal del torneo al Mondiale Under 20 in Colombia con un piazzato da oltre 30 metri contro l’Ecuador) ed è un rapidissimo dribblatore, la capacità di creare superiorità numerica è probabilmente il suo pezzo migliore.
Oar è un calciatore diverso fisicamente da Kewell (è alto solo 1,68 m), è più adatto a giocare in velocità nei moduli con tre punte , mentre Harry è più adatto al 4-4-2 stile british.
Essendo un ragazzo giovanissimo, sparisce per lunghi tratti dalla partita, è molto discontinuo. Ma questo difetto, che gli ha caratterizzato in negativo le poche presenze nella sua prima stagione all’Utrecht, sembra averlo colmato ora, nelle prime 7 partite giocate ha già fatto registrare due gol e tre assist, con una media voto altissima.
L’anno della sua consacrazione in Europa? E’ presto per dirlo, ma le premesse ci sono tutte.

Carriera internazionale:

Essendo un ragazzo speciale, ha bruciato le tappe in fretta, avendo già giocato due mondiali u20 (quello nel 2011 in Colombia da capitano, con 2 reti in 3 partite giocate vincendo il goal del torneo) ed essendo stato il più giovane australiano a debuttare in nazionale a 18 anni dopo (guarda caso?) Harry Kewell in una partita di qualificazione alla Coppa d’Asia contro l’Indonesia, il 3 marzo 2010 (sebbene fosse stato già convocato da Verbeek nel 2009), venendo votato migliore in campo.
Non ha disputato il mondiale in Sudafrica con i socceroos per pochissimo (escluso nella lista finale), ma è stato convocato per la Coppa d’Asia in Qatar.

A cura di Christian Rizzitelli

Analisi tattica: ottima Australia senza Cahill

Martedì sera è andato in scena a Dammam il confronto tra Arabia Saudita e Australia, vinto per 3-1 dai Socceroos, come prevedibile.
La squadra di Osieck è scesa in campo con la seguente formazione:

A sorpresa il ct tedesco ha lasciato fuori Tim Cahill spostando Holman in posizione di trequartista, avanzando a centrocampo McKay.
Le grafiche nel pre partita mostravano questo schieramento come un 4-2-3-1, ma in realtà si è trattato di un 4-4-1-1 con gli esterni di centrocampo molto a ridosso della linea dei mediani.
Il calcio mostrato dall’Australia è stato molto buono: oltre a diverse iniziative individuali, soprattutto di Holman e Zullo, si è vista una buona capacità di palleggio che ha permesso alla manovra di essere fluida.
Il primo goal è nato da un ottimo movimento sincronizzato tra Jedinak, Emerton e Wilkshire. Il centrocampista del Crystal Palace, in possesso palla, apre sulla destra per Wilkshire, che sfrutta un corridoio creato alla perfezione da Emerton, che accentrandosi ha portato via un uomo favorendo lo spazio per l’inserimento del terzino. E Wilkshire, in possesso di palla, non ha dovuto far altro che crossare, avendo in area una torre come Kennedy, che ha sfruttato al meglio l’invito del compagno insaccando di testa. Da notare che sul colpo di testa del gigante australiano, Holman e McKay si erano scambiati le posizioni, col il primo che con una finta era andato subito sul secondo palo, ricoprendo una posizione da attaccante esterno, eludendo in tal mondo l’approssimativa disposizione difensiva degli arabi, pronto a raccogliere un’eventuale respinta o sponda di Kennedy; McKay invece avrebbe potuto ostacolare la ripartenza dell’Arabia Saudita, o calciare dal limite dell’area, qualora il pallone fosse arrivato nella sua zona.

N.B.: Le frecce rosse indicano il movimento del pallone, quelle gialle indicano il movimento del calciatore senza palla, l’estremità della freccia è il punto di arrivo del calciatore o del pallone.

Le altre azioni pericolose dell’Australia sono nate quasi tutte da movimenti simili: il terzino (Wilkshire o Zullo, soprattutto il secondo) sfrutta il corridoio creato dall’esterno accentratosi ricevendo palla da uno dei due mediani (Valeri o Jedinak), e poi o crossa per Kennedy, come nel caso del primo gol, o combina con Holman, il quale ha spesso cercato di chiudere triangolazioni, di servire un’ulteriore inserimento dalle retrovie dei centrocampisti, sia esterni che centrali: frequenti infatti sono stati i tentativi di tiro da fuori.

Il secondo gol è nato in maniera abbastanza rocambolesca, con un clamoroso errore del portiere Al Otaibi che cerca di servire con un passaggio rasoterra un compagno girato. Per Holman, ritrovatosi col pallone fra i piedi, è stato un gioco da ragazzi servire Kennedy, che fa 2-0.
Nella ripresa gli arabi avevano iniziato ad attaccare in maniera più convinta, sfruttando la creatività di Otaif e la tecnica di Hazazi. Non hanno prodotto molto però, anzi, le loro giocate sono state spesso fumose. Il pressing alto della squadra di Rijkaard su Valeri e Jedinak ha comunque creato alcuni grattacapi ai canguri, creando alcune azioni pericolose, come nel caso del goal del parziale 2-1, in cui Zullo non riesce a chiudere un avversario in un 3 vs 4 creatosi al limite dell’area di Schwarzer, commettendo un fallo da rigore, che Al Shamrani si fa parare dal portiere del Fulham, ribattendo però in rete la respinta.
Il terzo goal australiano è un altro rigore trasformato da Wilkshire per fallo su Kennedy, trattenuto vistosamente da un avversario mentre spioveva in area un pallone da corner.

L’Australia, dunque, cambiando sistema di gioco in assenza di McDonald (infortunatosi col Middlesbrough), affidandosi di meno al gioco aereo e ai lanci lunghi per le teste di Cahill e Kennedy come in occasione della brutta prestazione contro la Thailandia, è riuscita a convincere nella partita (probabilmente) più difficile del girone.
Ora non aspettiamoci di vedere Cahill sempre fuori dai titolari, dato che è il miglior calciatore di questa squadra e il gioco va costruito attorno a lui, ma ogni tanto bisogna rinunciare alle qualità del singolo per beneficiare il collettivo, e in questo caso l’esperimento è riuscito perfettamente.

A cura di Christian Rizzitelli

Le grandi a fatica, le piccole impressionano

Questo primo turno del terzo round di qualificazione verso Brasile 2014 ha riservato diverse sorprese, con alcune imprese, clamorose, sfiorate.
Australia, Giappone,Uzbekistan e Cina sono partite tutte con i favori del pronostico, ma hanno dovuto faticare parecchio, molto più di quanto ci si aspettasse, prima di ottenere i tre punti.
Ma andiamo per ordine, partendo dal gruppo A, quello formato da Cina, Giordania, Iraq e Singapore.

GRUPPO A:

Cina – Singapore 2-1 33’Duric 69’Zheng Zhi (rig) 73’Yu Hai

Iraq – Giordania 0-2 43′ Abdel Fattah 47’Deeb

CLASSIFICA:

Giordania 3
Cina 3
Singapore 0
Iraq 0

La Cina ha oltremodo sofferto in un match facile sulla carta, contro il modesto ma combattente Singapore. Gli ospiti si sono portati in vantaggio grazie ad un gol del 41enne sempreverde Aleksandar Duric, in contropiede. I padroni di casa hanno incominciato ad assediare l’area avversaria, ma Singapore si difendeva bene, lottando con i denti. Quando i giochi stavano per farsi veramente complicati, ci ha pensato l’ex Birmingham e Celtic, Zheng Zhi, a cambiare la partita, dopo il suo ingresso a nella ripresa; prima ha siglato il rigore dell’1-1 (69′), e poi ha propiziato l’azione del gol del 2-1 segnato al 73′ da Yu Hai.
Nell’altro match impresa della Giordania, che espugna con un secco 2-0 il campo dell’Iraq, grazie alle reti al 43′ di Abdal Fatteh e al 47′ di Deeb, entrambi giocatori dell’Al Wahdat, confermando quanto ciò di buono aveva fatto vedere nell’ultima Coppa d’Asia.
L’Iraq è stato molto sfortunato, avendo colpito due traverse, ma la vittoria degli ospiti è assolutamente meritata, avendo attaccato dall’inizio e mostrandosi sempre pericolosi, soprattutto con Deeb, man of the match dell’incontro.

GRUPPO B:

Corea del Sud – Libano 6-0 8′ Park 46’Park 66’Ji 67’Park 82’Kim Jung Woo 85’Ji

Emirati Arabi Uniti – Kuwait 2-3 7’Nasser 51’Al Mutwa 65’Nasser 84’Al Hammadi 89’Khalil

CLASSIFICA:

Corea del Sud 3
Kuwait 3
Emirati Arabi Uniti 3
Libano 0

Nel gruppo B facile la vittoria della Corea del Sud contro il Libano. Un 6-0 senza storie, caratterizzato dalla tripletta del neo acquisto dell’Arsenal, Park Chu Young, e dalla doppietta del giovane attaccante del Sunderland, Ji Dong Won.
Non c’è molto da dire se non che dopo il primo tempo, conclusosi sul 2-0, il Libano ha avuto qualche chance di riaprire l’incontro, ma il 3-0 dei coreani ha spento ogni speranza dei libanesi che poi hanno subito l’imbarcata.
Nell’altro match, decisamente più equilibrato sulla carta, il Kuwait ottiene un’importantissima vittoria contro i rivali del golfo degli Emirati Arabi. La doppietta del giovane Nasser (sono già 17 le sue reti in nazionale, in 24 presenze) e la rete di Al Mutwa spianano la strada agli ospiti che devono però soffrire, in un finale al cardiopalma, il ritorno dei padroni di casa, a cui però non bastano i gol di Al Hammadi e del solito Khalil.

GRUPPO C

Giappone – Corea del Nord 1-0 94’Yoshida

Tajikistan – Uzbekistan 0-1 72’Shatskikh

CLASSIFICA

Uzbekistan 3
Giappone 3
Corea del Nord 0
Tajikistan 0

Il gruppo della morte si apre con due vittorie di misura, estremamente sofferte, delle favorite Uzbekistan e Giappone.
La squadra di Zaccheroni domina l’intero incontro, nonostante le diverse assenze (su tutte quella di Keisuke Honda, che starà fuori 3 mesi per un recente infortunio al ginocchio) domina l’incontro, giocando una gara molto paziente: gli sforzi dei Blue Samurai alla fine sono premiati dal colpo di testa di Yoshida, difensore che gioca in Olanda nel VVV Venlo, al 94′.
Anche l’Uzbekistan, che giocava contro il Tajikistan, ammesso al turno successivo dopo la squalifica della Siria, ha dovuto fatica parecchio. La vittoria è arrivata grazie al gol dell’attaccante Shatskikh a circa un quarto d’ora dal termine, dopo che i padroni di casa avevano resistito agli assati degli ospiti in maniera piuttosto egregia.

GRUPPO D

Australia – Thailandia 2-1 14’Dangda 58’Kennedy 86’Brosque

Oman – Arabia Saudita 0-0

CLASSIFICA

Australia 3
Arabia Saudita 1
Oman 1
Thailandia 0

Tremendamente sofferta la vittoria dei Socceroos contro l’apparente cenerentola Thailandia. Gli uomini di Osieck, dopo essere passati in svantaggio per un magistrale contropiede degli “elefanti” capitalizzato da un bel sinistro al volo dalla stella Teerasil Dangda, hanno incominciato un lunghissimo assedio, ma sterile, dato che la Thailandia si rinchiudeva con 11 uomini dietro la linea della palla e lasciava pochissimi spazi ai Socceroos. Nella ripresa l’impetuosità degli attacchi dei padroni di casa è aumentata, e la tanto cercata rete del pari è arrivata al 58′ con Kennedy, che sfrutta un errore del quasi perfetto Hathairattanakool, che sostituiva l’infortunato Thammasatchanan. All’86’ poi arriva anche il gol del 2-1 segnato da Brosque, dopo una mischia. Una vittoria di cuore, per gli Aussies, ma troppo stentata: “It feels like a loss”, dirà poi Schwarzer, in un’intervista.
L’altro match tra Oman e Arabia Saudita si conclude sullo 0-0, risultato più positivo per i padroni di casa che per gli ospiti, che dovranno vincere contro l’Australia nel secondo turno per non complicarsi la vita in queste qualificazioni. Il 4-3-3 classico stile dutch degli uomini di Rijkaard non è sembrato funzionare a dovere.

GRUPPO E

Iran – Indonesia 3-0 53’Nekounam 74’Nekounam 87’Teymourian

Bahrein – Qatar 0-0

CLASSIFICA

Iran 3
Qatar 1
Bahrein 1
Indonesia 0

L’Iran ottiene una netta vittoria, più difficile del previsto, contro l’Indonesia, grazie alla doppietta del suo capitano Javad Nekounam, e alla rete dell’ex Fulham, Teymourian.
Il primo tempo si è concluso sullo 0-0, con un’Indonesia piuttosto solida: nella ripresa però, due colpi di stessa da due calci piazzati dello stesso Nekounam hanno tagliato le gambe ai Garuda, che hanno subito nel finale il terzo gol, dopo una bella manovra corale.
Si conclude sullo 0-0 il derby arabo tra Bahrein e Qatar, con i padroni di casa che partivano favoriti e che hanno dominato larga parte dell’incontro, senza però riuscire a trovare la rete sperata: due punti persi per la squadra di Peter Taylor.

A cura di Christian Rizzitelli

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