Archivi Blog

Socceroos qualificati, ma quanta fatica!

Il gol di Holman al 76′ condanna la Thailandia e qualifica l’Australia all’ultimo turno di qualificazione per Brasile 2014, già con la certezza del primo posto del girone.
Ma i Socceroos hanno confermato la preoccupante involuzione di gioco già evidenziata nella precedente sconfitta a Muscat contro l’Oman.
Chiariamo subito, non si tratta di una situazione tragica, dato che l’obiettivo concreto è stato centrato. Ma in vista delle ben più importanti gare che si giocheranno nell’ultima fase, è bene analizzare cosa non va e cosa bisogna migliorare nella selezione di Holger Osieck.

I centrocampisti centrali

La coppia Jedinak – Valeri, in questo momento, non funziona. I due non stanno offrendo qualità e agonismo a sufficienza.
Fortunatamente Osieck ha una vasta scelta per il centrocampo, soprattutto per il mediano interditore. Si potrebbe provare a schierare uno tra Herd, Williams (che da terzino destro gioca totalmente fuori posizione) e Paartalu del Brisbane Roar, che strameriterebbe la convocazione in nazionale.
La questione regista (ovvero Valeri) è già più complicata, poiché a parte Kilkenny, non esistono tantissime alternative all’altezza. Si è fatto il nome di Terry Antonis, che nel Sydney sta facendo straordinariamente bene. Ma il ragazzo ha 17 anni, e difficilmente lo vedremo nella nazionale maggiore in tempi brevi.
Oppure c’è una terza opzione, sperare che Jedinak e Valeri tornino su livelli accettabili, come fecero (soprattutto il primo) nella Coppa d’Asia.
A te la scelta, Holger.

Troppa gente fuori posizione

Williams, Holman, McKay, Wilkshire, Kewell, solo per nominarne alcuni.
Osieck s’è dato un po’ troppo alla pazza gioia in queste ultime settimane, tant’è che contro l’Oman ha schierato McKay come terzino sinistro(quando mai l’abbiamo visto ricoprire questa posizione?), Wilkshire come esterno di centrocampo (con la nazionale aveva sempre giocato da terzino), Holman come laterale sinistro (mentre è una seconda punta, o al massimo un’ala), Kewell come seconda punta (nel Melbourne Victory occupa questa posizione, ma l’A-League non è la stessa cosa delle qualificazioni ai mondiali) oltre al solito Williams, che ormai gioca solo da terzino, indifferentemente se a destra o a sinistra, mentre nel Middlesbrough fai il centrale di difesa, o il mediano all’occorrenza.
E quando a tanti giocatori vengono fatte richieste non consone alle loro qualità, è normale che il loro rendimento crolli drasticamente.
Va bene sperimentare nuove soluzioni, ma non bisogna esagerare, altrimenti si compromette la prestazione, come accaduto a Muscat.

Se i giovani ci sono, perchè non convocarli?

L’Australia a Sudafrica 2010 aveva un’età media di 28,4 anni, alla Coppa d’Asia di 27,5 anni.
Osieck sta facendo un’ottimo lavoro sotto questo punto di vista, dato che ha abbassato notevolmente l’età della squadra introducendo diversi volti nuovi, come Nichols e Herd per le ultime due partite (entrambi 22enni).
Ma si potrebbe fare ancora molto di più, dato che schierare giocatori che in Brasile non avranno più l’età per andarci risulta controproducente.
Parlo di gente come Emerton, Kewell, Schwarzer: sono delle ovviamente leggende, dei campioni. Ma il fisico non è più quello di una volta, e soprattutto per i primi due che sono giocatori di movimento, si vede.
Persino Cahill sta mostrando qualche segnale di cedimento nell’Everton.
Osieck potrebbe convocare i vari Rukavytsya (24 anni, dell’Hertha), Oar (19 anni, dell’Utrecht), i già citati Antonis e Paartalu, DeVere (22 anni, gioca, e gioca molto bene, in Corea del Sud, nel Gyeongnam).
Partite il cui risultato è totalmente ininfluente come le amichevoli o come l’ultima del gruppo contro l’Arabia Saudita sono l’occasione giusta per questo tipo di sperimentazioni, speriamo vengano fatte.

A-League Roos

Una delle cose di cui va reso merito a Verbeek è che faceva disputare delle amichevoli, e talvolta delle gare ufficiali come le qualificazioni alla Coppa d’Asia, ad una nazionale interamente composta da giocatori militanti nell’A-League.
Riproporre questo tipo di soluzione sarebbe utilissimo (ancora meglio con squadre composte quasi interamente da ragazzi under 23, come hanno fatto il Costa Rica e il Messico in Copa America), soprattutto nel caso in cui uno di questi giocatori venisse convocato per gare ufficiali.
E tornei come la Suzuki Cup offrono occasioni ancora più ghiotte: non si tratterà della Copa America, ma un po’ di esperienza internazionale in più non ha mai fatto male a nessuno.

A cura di Christian Rizzitelli

Analisi tattica: ottima Australia senza Cahill

Martedì sera è andato in scena a Dammam il confronto tra Arabia Saudita e Australia, vinto per 3-1 dai Socceroos, come prevedibile.
La squadra di Osieck è scesa in campo con la seguente formazione:

A sorpresa il ct tedesco ha lasciato fuori Tim Cahill spostando Holman in posizione di trequartista, avanzando a centrocampo McKay.
Le grafiche nel pre partita mostravano questo schieramento come un 4-2-3-1, ma in realtà si è trattato di un 4-4-1-1 con gli esterni di centrocampo molto a ridosso della linea dei mediani.
Il calcio mostrato dall’Australia è stato molto buono: oltre a diverse iniziative individuali, soprattutto di Holman e Zullo, si è vista una buona capacità di palleggio che ha permesso alla manovra di essere fluida.
Il primo goal è nato da un ottimo movimento sincronizzato tra Jedinak, Emerton e Wilkshire. Il centrocampista del Crystal Palace, in possesso palla, apre sulla destra per Wilkshire, che sfrutta un corridoio creato alla perfezione da Emerton, che accentrandosi ha portato via un uomo favorendo lo spazio per l’inserimento del terzino. E Wilkshire, in possesso di palla, non ha dovuto far altro che crossare, avendo in area una torre come Kennedy, che ha sfruttato al meglio l’invito del compagno insaccando di testa. Da notare che sul colpo di testa del gigante australiano, Holman e McKay si erano scambiati le posizioni, col il primo che con una finta era andato subito sul secondo palo, ricoprendo una posizione da attaccante esterno, eludendo in tal mondo l’approssimativa disposizione difensiva degli arabi, pronto a raccogliere un’eventuale respinta o sponda di Kennedy; McKay invece avrebbe potuto ostacolare la ripartenza dell’Arabia Saudita, o calciare dal limite dell’area, qualora il pallone fosse arrivato nella sua zona.

N.B.: Le frecce rosse indicano il movimento del pallone, quelle gialle indicano il movimento del calciatore senza palla, l’estremità della freccia è il punto di arrivo del calciatore o del pallone.

Le altre azioni pericolose dell’Australia sono nate quasi tutte da movimenti simili: il terzino (Wilkshire o Zullo, soprattutto il secondo) sfrutta il corridoio creato dall’esterno accentratosi ricevendo palla da uno dei due mediani (Valeri o Jedinak), e poi o crossa per Kennedy, come nel caso del primo gol, o combina con Holman, il quale ha spesso cercato di chiudere triangolazioni, di servire un’ulteriore inserimento dalle retrovie dei centrocampisti, sia esterni che centrali: frequenti infatti sono stati i tentativi di tiro da fuori.

Il secondo gol è nato in maniera abbastanza rocambolesca, con un clamoroso errore del portiere Al Otaibi che cerca di servire con un passaggio rasoterra un compagno girato. Per Holman, ritrovatosi col pallone fra i piedi, è stato un gioco da ragazzi servire Kennedy, che fa 2-0.
Nella ripresa gli arabi avevano iniziato ad attaccare in maniera più convinta, sfruttando la creatività di Otaif e la tecnica di Hazazi. Non hanno prodotto molto però, anzi, le loro giocate sono state spesso fumose. Il pressing alto della squadra di Rijkaard su Valeri e Jedinak ha comunque creato alcuni grattacapi ai canguri, creando alcune azioni pericolose, come nel caso del goal del parziale 2-1, in cui Zullo non riesce a chiudere un avversario in un 3 vs 4 creatosi al limite dell’area di Schwarzer, commettendo un fallo da rigore, che Al Shamrani si fa parare dal portiere del Fulham, ribattendo però in rete la respinta.
Il terzo goal australiano è un altro rigore trasformato da Wilkshire per fallo su Kennedy, trattenuto vistosamente da un avversario mentre spioveva in area un pallone da corner.

L’Australia, dunque, cambiando sistema di gioco in assenza di McDonald (infortunatosi col Middlesbrough), affidandosi di meno al gioco aereo e ai lanci lunghi per le teste di Cahill e Kennedy come in occasione della brutta prestazione contro la Thailandia, è riuscita a convincere nella partita (probabilmente) più difficile del girone.
Ora non aspettiamoci di vedere Cahill sempre fuori dai titolari, dato che è il miglior calciatore di questa squadra e il gioco va costruito attorno a lui, ma ogni tanto bisogna rinunciare alle qualità del singolo per beneficiare il collettivo, e in questo caso l’esperimento è riuscito perfettamente.

A cura di Christian Rizzitelli

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: